Rituale suicida, muore una giornalista di Torino

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Rituale suicida, muore una giornalista di Torino

Accucciata sulla propria giacca, come fosse un macabro cuscino, e intorno a lei un cerchio di fuoco. E taniche di benzina, vuote, lì accanto. Si è lasciata morire così, la giornalista torinese di 53 anni Barbara Dolza, ed è stata trovata dai Carabinieri di Diano Marina (IM) nella campagna sopra San Bartolomeo al Mare, a Villa Faraldi. In un primo tempo si era pensato a un’esecuzione, vista la posizione in cui si trovava il cadavere, carbonizzato per metà del corpo, ma anche perché risulta quasi impossibile pensare a qualcuno che possa darsi la morte in un modo tanto orrendo. Bruciare immobile, in un cerchio forse simbolico, lontana da tutto e con tutto.

Barbara era una giornalista freelance, con molti anni di esperienza alle spalle e un certo disincanto rispetto alla vita, come tutti quelli che lavorano scrivendo qua e là e solo per amore della scrittura: un giorno va bene e due no, finché lo specchio non restituisce un’immagine trasparente e allo stesso tempo violata e arriva la depressione a minare un equilibrio già così inesistente.

Allora Barbara fa perdere le tracce di sé: viaggia da Torino verso San Bartolomeo al Mare, dove un tempo i suoi genitori avevano una casa, e arrivata molla la sua Wolkswagen Polo e inizia a camminare, a pensare.

A smettere di pensare. I Carabinieri troveranno quell’auto molto presto, senza poter risalire a nulla. Nessuna denuncia di furto, nessuna segnalazione di persona scomparsa. E così, solo nel momento in cui i familiari di Barbara ne denunciano la scomparsa ai Carabinieri di Torino Monviso, partono le ricerche.

Il Comandante dei Carabinieri di Diano Marina Umberto Salvatico – da noi interpellato – è sicuro che si tratti del disegno raccapricciante di una mente disturbata e ci informa che l’autopsia di Barbara è stata effettuata oggi: dunque solo tra non meno di una settimana si potranno ottenere maggiori particolari sulla drammatica vicenda. Questa mattina, inoltre, il corpo di Barbara è stato riconosciuto da suo fratello, tornato nelle zone che probabilmente gli ricordavano la propria infanzia per un evento tanto doloroso.

E’ una collega, Barbara, e ci sentiamo ancora più scossi da una morte così. Lei scriveva per il Giornale di Chieri (non una parola su quanto successo), per la redazione torinese del ‘Giornale’ (ormai non più operativa) e per Torino Cronaca (ha cambiato nome e proprietà). Così, in questo tristissimo ‘silenzio stampa’, Barbara noi l’avremmo voluta conoscere.

Per le cose in comune e per tutti quei silenzi, e per quel morire invano, bruciata a chilometri da casa dentro un cerchio che voleva fuori tutto il brutto del mondo.

Lorenza Cattadori

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