Hilal: da bambino kamikaze a pasticciere COMMENTA  

Hilal: da bambino kamikaze a pasticciere COMMENTA  

Sicuramente Hilal non ha avuto una vita fortunata, eppure ora lavora in una pasticceria a Roma. Egli era uno dei tanti bambini afghani strappati alle loro famiglie per essere arruolati come kamikaze. Egli è nato al confine del Pakistan e ha vissuto per qualche anno con la sorella e il padre, visto che la madre era morta durante il parto. Purtroppo il padre venne rapito dai taliban, così da lasciare il piccolo Hilal senza una figura di riferimento.


Poco tempo dopo, durante un blitz in una moschea, egli venne rapito e costretto a farsi esplodere. Per sei lunghi mesi fu torchiato psicologicamente, senza però riuscire nella missione perché Hilal non voleva provocare morte e dolore ad altra gente. Dopo diversi rifiuti i taleban iniziarono a torturarlo con l’olio bollente e privandolo di cibo e acqua. Fortunatamente, prima della sua imminente missione, riuscì a fuggire con un suo compagno.


Iniziò il suo viaggio verso l’Europa, portandolo ad attraversare l’Iran, la Turchia fino ad arrivare in Grecia. Dopo aver lavorato mattina e sera in un centro scommesse Hilal si imbarcò verso Bari, per poi prendere un treno verso la Francia (senza sapere dove andare).

Venne rispedito a Roma dove venne accolto in una casa-famiglia.

Dopo aver preso la licenza media e fatto un corso di pasticcere, cercò lavoro in moltissime pasticcerie della capitale senza successo. Fortunatamente, quando sembrava aver perso le speranze, Hilal venne assunto.

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Ora ha 20 anni ed è in Italia da cinque: è finalmente felice, grazie soprattutto al suo lavoro così lontano da quello che avrebbe dovuto fare in Afghanistan.

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