I superstiti del Canale di Sicilia raccontano COMMENTA  

I superstiti del Canale di Sicilia raccontano COMMENTA  

Chi ha avuto la fortuna di salvarsi dal terribile naufragio nel canale di Sicilia sta trovando adesso la forza di raccontare la propria storia di disperazione e di dolore. Il comandante della nave Gregoretti, Gianluigi Bove, ha raccolto numerose testimonianze dei migranti scampati alla immane tragedia al largo delle coste siciliane. Il barcone rovesciatosi in mare conteneva circa 900 persone, molte delle quali viaggiavano chiuse nella stiva, dove sono morte intrappolate come topi quando si è verificato l’incidente. Erano uomini, donne, ma anche tanti bambini.


I superstiti si sono aggrappati a quello che trovavano in mare: pezzi di legno, resti del relitto, oppure i corpi esanimi dei compagni che galleggiavano in mare. I superstiti hanno raccontato della partenza del barcone (in circa 950 dal porto di Tripoli), della collisione con la nave mercantile portoghese “King Jacob” che si era avvicinata per prestare i soccorsi.


Tra i sopravvissuti vi sono anche i due presunti scafisti, sui quali gravano le pesanti accuse di naufragio, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, omicidio plurimo colposo. I sopravvissuti parlano varie lingue (arabo, inglese, francese) e cercano di far capire quanto grande sia stata la tragedia vissuta in mare.


Nelle acque del Mediterraneo è stato rinvenuto un taccuino contenente un diario di viaggio, legato ad un salvagente indossato da un corpo che si trovava sul barcone. E’ stato consegnato al Servizio centrale operativo della Polizia di Stato per essere tradotto. Sarà una testimonianza importante da conservare in memoria delle tante vittime.

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