Nuova Zelanda: italiano di 65 anni rapinato ed ucciso

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Nuova Zelanda: italiano di 65 anni rapinato ed ucciso

A Christchurch, la più grande città dell’Isola del Sud, in Nuova Zelanda, e la terza città del paese, un italiano di 65 anni, Pierclaudio Raviola, 65enne originario della Spezia e con doppia cittadinanza, italiana e neozelandese, è stato malmenato durante una rapina nella notte di giovedì scorso nel parcheggio di un club, il Summer Surf Leaving, ed è morto dopo tre giorni di agonia a causa delle violenze subite. Raviola, visto da un poliziotto mentre era a terra ferito, soprattutto alla testa, era stato portato immediatamente in ospedale, ma era già in condizioni gravissime e domenica è peggiorato. Operato, era stato poi tenuto in coma farmacologico.

L’uomo, che aveva ereditato dal padre un’attività di assicuratore, un matrimonio alle spalle con una nota avvocata, Angela Spiezia, da cui aveva avuto un figlio, ora 30enne, viveva da oltre dieci anni proprio a Christchurch, dove lavorava come autista di scuolabus, mentre precedentemente, agli inizi degli Anni Duemila, aveva aperto un ristorante a ad Auckland, sull’Isola del Nord, ma qualche anno più tardi era fallito.

Grande appassionato di vela, era arrivato in Nuova Zelanda oltre 20 anni fa – si era anche risposato, per poi divorziare di nuovo – e con il tempo, grazie al suo carattere solare e sorridente, era riuscito a trovare moltissimi amici, ora sconvolti per quanto è accaduto.

Per la rapina e l’omicidio di Pierclaudio Raviola sono stati arrestati tre sospetti: Deborah Jean Tihema, di 38 anni, Cyle Robert Jetson, di 20, e anche un minorenne, di 16 anni. La conferma è arrivata dal giudice Stephen O’Driscoll. Il 12 aprile prossimo dovranno comparire davanti alla Corte distrettuale di Christchurch. Le indagini, però, continuano, anche perchè gli inquirenti stanno cercando di capire per esempio chi si trovasse su di una Toyota Vitz di color oro, che si trovava sul posto quando si sono svolti i fatti. L’ex moglie di Raviola è da ieri in contatto con la Farnesina e con l’ambasciata italiana a Wellington e, parlando anche a nome del figlio, si è detta “molto dispiaciuta” per l’orribile fine dell’uomo che aveva amato, le cui ultime volontà, che sarebbero state messe per iscritto, sarebbero state di essere sepolto nella sua seconda patria.

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