Requisiti Apertura Studio Professionale

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Requisiti Apertura Studio Professionale

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Requisiti Apertura Studio Professionale

Il DGR 5724/2001 definisce “studi professionali” tutte quelle attività dove le prestazioni erogate non determinano procedure diagnostico-terapeutiche di particolare complessità o che comportano un rischio per il paziente.

Ogni medico libero professionista, o personale sanitario (infermieri, farmacisti, veterinari et similia), dovrà presentare presso la ASL di competenza una Comunicazione di Inizio Attività come Studio Professionale.

Il documento, che potrà essere presentato alla ASL di competenza o tramite consegna diretta o tramite raccomandata R/R, dovrà essere esclusivamente presentato dagli studi associati, ad eccezione degli studi odontoiatrici e quelli in cui viene svolta attività medica rientrante nelle specifiche di quelle ambulatoriali. In allegato al documento dovrà esserci anche un’autocertificazione dei titoli di coloro che opereranno nella struttura in questione.

Esaminati il documento e gli allegati, la ASL rilascerà all’utente una presa d’atto.

Perché si possa esercitare la professione in uno studio professionale, lo studio in questione dovrà presentare le seguenti caratteristiche:

1) Sala d’attesa, con superficie minima pari a 9 mq., corredata da pareti in materiale lavabile e pavimento in materiale lavabile e disinfettabile.

2) Sala visita, con superficie minima pari a 9 mq., le cui pareti dovranno essere di materiale lavabile ed il cui pavimento sarà in materiale lavabile e disinfettabile.

Dovrà anche essere presente un lavabo con rubinetteria a comando, purché non manuale, provvisto di sapone liquido ed asciugamani monouso. La privacy di ogni utente dovrà essere rispettata.

3) Servizi igienici, accessibili senza passaggio dalla sala visita e non necessariamente con distinzione tra medico e paziente, provvisti di bagno ed antibagno.

La Comunicazione di Inizio Attività come Studi Professionale: com’è fatto il modello?

Il documento prevede la compilazione di una serie di informazioni, quali i dati di inizio attività, il codice di attività, che va indicato seguendo l’apposita tabella ministeriale, ed il domicilio fiscale, che coincide con la residenza anagrafica, salvo diversa comunicazione. Inoltre, sarà necessario anche indicare la sede in cui è situato lo studio professionale e quello dell’abitazione del professionista.

E’ bene anche precisare che ogni punto presente nel modulo dovrà essere completato nella sua interezza, pena l’annullamento della comunicazione stessa.

Infine, sarà anche necessario sapere che, in genere, gli studi professionali non necessitano di particolari autorizzazioni, ma è bene sempre richiedere informazioni al Comune e alla ASL prima di intraprendere qualunque passo ed assicurarsi che, effettivamente, nessuna norma sia cambiata nel frattempo.

Perché questo? Semplicemente perché simili attività sono gestite dalle ASL, che sono enti territoriali, per cui le norme che regolano queste strutture non sono generali e specifiche per tutto il nostro Paese, ma possono cambiare da regione in regione.

Gli studi professionali possono essere aperti anche all’interno di un’abitazione o di una palestra, a patto che il sito rispetti le norme di sicurezza generali e che ogni pratica burocratica sia svolta secondo la norma.

Da un punto di vista amministrativo, tuttavia, uno studio professionale non dovrebbe aver bisogno di una specifica autorizzazione, proprio perché l’elemento principale ed esclusivo del suo funzionamento è il professionista, il quale è ovviamente in possesso dell’abilitazione a svolgere la sua professione.

Al contrario, invece, chi intende aprire un ambulatorio, o una struttura sanitaria, ha bisogno di richiedere prima l’autorizzazione, dal momento che a queste strutture essa serve per poter funzionare, poiché ci sono in ballo un lavoro dei beni e dei servizi molto più complessi di un comune studio professionale.

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