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Strage Ankara, sale il bilancio delle vittime: 128 morti
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Strage Ankara, sale il bilancio delle vittime: 128 morti

Sale il numero delle vittime dell’attentato terroristico di sabato mattina alla stazione di Ankara.

In base a quanto riferito da rappresentanti del partito filo curdo Hdp, le vittime sarebbero almeno 128. Secondo il centro di coordinamento del governo, i feriti sarebbero invece 508.

In assenza di una rivendicazione ufficiale, tutti i sospetti portano a gruppi vicini allo Stato Islamico, anche perché, come hanno fatto notare fonti ufficiali turche, l’attentato è molto simile a quello del 20 luglio a Suruc, quando un kamikaze dell’Isis uccise 33 curdi.

Ancora non si sa nulla circa l’identità degli attentatori, anche se alcune fonti parlano di una donna e di un uomo fra i 20 e i 25 anni.

L’ipotesi dell’azione da parte dell’Isis troverebbe riscontro soprattutto per il fatto che il disordine creato in Turchia dall’attentato indebolisce la posizione del paese, al quale spetta un ruolo chiave nelle strategie militari NATO in Medio Oriente, anche in opposizione alla Russia di Putin.

Ieri, il Papa ha voluto esprimere “dolore per i numerosi morti.

Dolore per i feriti. Dolore perché gli attentatori hanno colpito persone inermi che manifestavano per la pace”. “Mentre prego per quel caro Paese” ha poi aggiunto durante l’Angelus, “chiedo al Signore di accogliere le anime dei defunti e di confortare i sofferenti e i familiari”.

Messaggi di cordoglio sono giunti al presidente Erdogan da tutto il mondo. Fra questi, anche quello di Barack Obama, che ha espresso le proprie condoglianze sottolineando di “condividere il dolore della Turchia”.

Sul fronte interno, i toni sono ben diversi.

Il premier Ahmet Davutoglu ha indicato anche il Pkk fra i possibili autori della strage e, nel lanciare un appello all’unità nazionale, ha citato tutti i partiti di opposizione, omettendo quello dei curdi. “Negli ultimi tre giorni” ha poi rivelato il premier turco “a Istanbul e Ankara sono stati arrestati diversi potenziali kamikaze”.

L’Hdp, il partito filo curdo, ha accusato il governo di Ankara di non essere in grado di assicurare la sicurezza dei cittadini, suggerendo l’ipotesi che a organizzare la strage possano essere stati elementi deviati facenti parte delle istituzioni.

“Siamo di fronte a uno stato assassino che si è trasformato in una mafia” è stata l’affermazione del leader Selahattin Demirtas.

A tre settimane dalle elezioni, e con l’Akp del presidente Erdogan ancora privo, secondo i sondaggi, dei numeri per avere la maggioranza assoluta, la situazione turca rischia di surriscaldarsi.

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