Tragedia della Solfatara, le parole di Alessio:’Quando potrò rivedere mamma?’

Cronaca

Tragedia della Solfatara, le parole di Alessio:’Quando potrò rivedere mamma?’

Alessio
Tragedia della Solfatara, le parole di Alessio:'Quando potrò rivedere mamma?'

Alessio, 7 anni, è l'unico sopravvissuto della tragedia avvenuta a Solfatara di Pozzuoli. Agli adulti il drammatico compito di spiegargli l'accaduto.

Alessio e la tragedia di Solfatara di Pozzuoli

Il piccolo Alessio, quasi otto anni, da mezzogiorno di ieri è solo al mondo: solamente i vestiti che indossa dalla mattina gli conservano l’ultimo abbraccio di mamma Tiziana e papà Massimiliano i quali, fino a quel maledetto mattino, gli sorridevano, lo vestivano, lo aiutavano a fare i compiti al rientro da scuola, alla «Mattei» di Meolo, Venezia. A mezzogiorno la terra fumante ha inghiottito Lorenzo, 11 anni, il fratello più grande. E Alessio ha visto i genitori lanciarsi per salvargli la vita.

Lui si è salvato perché ha scelto di correre all’indietro, a cercare aiuto. Ieri pomeriggio, affidato alle cure di due psicologhe e della responsabile dei servizi sociali del comune di Pozzuoli, Enrichetta La Ragione, Alessio poco aveva potuto e voluto capire della tragedia.

Domande di Alessio

«La mia famiglia è in ospedale, vero? Li stanno curando, quando li potrò vedere?». La nonna Gilberta, che viveva con lui nel casolare di campagna appena ristrutturato dal papà ingegnere, si è messa in viaggio, con gli zii materni ed i nonni paterni.

I parenti adulti dovranno metterlo davanti alla tremenda realtà che ha travolto e distrutto anche loro. Perché Alessio si è voluto convincere che quelle persone che sono corse in aiuto abbiano potuto salvare i suoi cari.

Ma la descrizione di chi lo segue, lo ha visto, rassicurato e gli ha offerto cibo e cartoni animati al riparo di un bar e di una struttura protetta, è quella di una piccola anima all’erta. Le sue domande continue, improvvise dopo lunghi silenzi, sono una verifica, un esorcismo di quello che la paura gli suggerisce. Alessio chiede di tanto in tanto: «Che dicono i dottori?». Rispondergli al quesito è tanto semplice quanto difficilissimo.

Alessio

La giornata di Alessio

A metà pomeriggio è stato domandato di nuovo al piccolo Alessio: «Hai fame? Cosa vuoi mangiare?». E Alessio si è ricordato di aver fame. La mattina aveva voluto solo un pezzetto di pane prima di uscire dal resort del cratere per l’escursione.

Ha desiderato la cotoletta con le patatine fritte, ed è stato accontentato quanto prima. L’ha mangiata tutta, di gusto apparentemente. «Posso vedere la televisione?» ha chiesto poi. La domanda era prevedibile. Ovviamente solo cartoni animati e nessun canale che trasmettesse informazione con il viso da ragazzina della mamma che faceva la vigilante in aeroporto a Venezia, e che cantava da soprano in un coro polifonico, quando non si rotolava sui campi da rugby con i suoi due piccoli campioni. Qualcuno ha tirato fuori dei dadi ed ha offerto una partita ad Alessio, il quale ha subito accettato.

Chiunque lo abbia avvicinato si è impegnato a creargli intorno i diversivi meno ingannevoli. Quando è stato chiaro che i nonni non sarebbero arrivati prima delle 22 a Napoli, poi arrivati a mezzanotte, un’assistente sociale ha comprato un pigiamino. I vestiti della mattina, indossati quando la vita era ancora quella che doveva essere, hanno portato via l’ultimo odore e l’ultimo abbraccio della sua famiglia.

Un bagno, il letto. Alessio, a questo punto, ha opposto resistenza. «Insomma, come stanno mamma e papà? Lorenzo come sta?».

“Il piccolo non ha consapevolezza”

Enrichetta, nonna di due nipotini, non ricorda uno strazio simile in 25 anni in trincea a Pozzuoli. Con le due psicologhe sa che la consapevolezza per Alessio non può arrivare prima del volto dei nonni con la verità scritta negli occhi. «Non mi faccia dire nulla – dice – cerchiamo di proteggerlo, come dovremo sostenere i suoi in tutto quello che vorranno ed occorrerà fare». Il suo tutore pro-tempore, il sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia è sinceramente colpito dalla faccenda e riesce soltanto a dire: «Il piccolo non ha consapevolezza, ancora. Quello che ho visto, da poco dopo mezzogiorno fino a queste ore, ha cambiato la mia vita. Vedo quel bambino che ancora spera, quel buco e nulla sarà come prima. Sarà fatto il massimo per lui ed i suoi familiari».

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