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Abderrahim Fakir: la cronaca dettagliata dell'intervento al Pilastro

Abderrahim Fakir: la cronaca dettagliata dell'intervento al Pilastro

Un video di un minuto e 14 secondi mostra Abderrahim Fakir a terra, ancora legato, mentre i soccorritori tentano di rianimarlo. Scopri i dettagli dell'intervento al Pilastro di Bologna.

Il 20 giugno, al Pilastro di Bologna, si è consumata una tragedia che ha scosso l’intera comunità. Abderrahim Fakir, un 42enne di origine marocchina, ha perso la vita durante un intervento della polizia. Un video di un minuto e 14 secondi, diffuso dai legali della famiglia, mostra l’uomo a terra, ancora legato con fascette alle caviglie e alle braccia, mentre quattro soccorritori della Croce Rossa tentano di rianimarlo.

Il video e le indagini in corso

Il filmato, insieme ad altri girati dai residenti della zona e alle immagini delle bodycam degli agenti, è stato acquisito dalla Procura che sta indagando per accertare le cause e le circostanze del decesso. Nel video si vedono due paramedici praticare manovre di rianimazione: uno compie compressioni toraciche e l’altro la ventilazione.

Sul corpo sono visibili anche i fili del defibrillatore.

“Il volto è insanguinato e ha macchie marroni scure per lo spray al peperoncino spruzzato da molto vicino. La rianimazione avviene mentre è ancora legato”, dichiara l’avvocato Fabio Anselmo. Secondo il legale, i sanitari sono stati costretti a effettuare le manovre con l’uomo ancora ammanettato e legato, un aspetto che considera inaccettabile.

Le dichiarazioni dell’avvocato

Anselmo nega anche che ci sia stata alcuna colluttazione tra i presenti e la vittima. “Sfido chi sostiene la ricostruzione della presunta colluttazione tra alcuni presenti e la vittima, a mostrarne le immagini: non possono esistere, perché non è mai esistita. Esiste solo un movimento inconsistente della vittima, che colpisce un’auto. A seguito di quel colpo cade in terra e poi arrivano gli agenti”, afferma.

Le condizioni psichiatriche di Fakir

Emergono nuovi dettagli sulle condizioni psichiatriche dell’uomo. Il 12 giugno, a Castello d’Argile, sempre in provincia di Bologna, Fakir era stato segnalato come molesto all’interno di un’area condominiale. I carabinieri, intervenuti, lo avevano allontanato, anche se non risultano denunce dell’accaduto. Una settimana dopo, il 20 giugno, Fakir fece accesso al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore per problemi psichici.

La cronologia dell’intervento del 118

L’Ausl di Bologna ha ricostruito la cronologia dell’intervento sanitario in via Svevo, al Pilastro. Alle 12.17, dalla centrale operativa del 118 viene disposto l’invio dell’ambulanza Bologna65, un mezzo della Croce Rossa Italiana, verso via Svevo. L’intervento scatta mentre è già in corso l’azione delle forze dell’ordine per fermare Fakir, segnalato in stato di forte agitazione.

Alle 12.30 l’ambulanza arriva sul posto. Gli operatori sanitari entrano nella scena dell’intervento, dove l’uomo si trova immobilizzato a terra dopo le operazioni di contenimento effettuate dagli agenti. Sei minuti più tardi, alle 12.36, l’equipaggio della Bologna65 contatta la centrale operativa del 118 per un consulto medico e, contestualmente, richiede l’invio di un’automedica.

Alle 12.42 parte quindi l’automedica Bologna101 dalla postazione dell’Ospedale Maggiore. Il mezzo con il medico a bordo raggiunge via Svevo alle 12.53. A quel punto, però, per Abderrahim Fakir non c’è più nulla da fare: il medico dell’automedica constata il decesso.

Le testimonianze degli amici

“Era come un fratello. Quando sono arrivato dal Marocco è stato lui, insieme a sua madre e a suo fratello, ad aprirmi la porta di casa. Mi hanno ospitato per quasi tre anni, senza chiedermi nulla”, racconta Mohamed Bujana, uno degli amici storici di Abderrahim Fakir. “Era un bravissimo ragazzo, lavorava, veniva da una buona famiglia. Magari ieri ha avuto un momento di delirio, questo può succedere, ma non era il modo giusto di trattare una persona. Non era un cane”, aggiunge.

Bujana riferisce anche che Fakir soffriva di asma: “Era un ragazzo asmatico, stava male e chiedeva aiuto dicendo ‘non respiro'”. Anche Antonietta Enacca, che dice di conoscere Fakir da 26 anni, lo descrive come “un ragazzo educato, tranquillissimo, un lavoratore”. “Quando mi hanno raccontato che ieri era fuori di sé ci sono rimasta, perché io l’ho sempre conosciuto in tutt’altro modo. Può darsi che fosse alterato, che urlasse, che avesse bevuto un pò. Ma questo non cambia nulla: potevano chiamare subito l’ambulanza, non trattarlo in quel modo”, afferma.

La posizione della Croce Rossa

“Scatenato dai social, c’è un attacco verso un’istituzione che per suo principio soccorre indiscriminatamente tutti i cittadini. Questo ci ferisce e ferisce i soccorritori, che oggi vengono additati come persone che non hanno fatto il loro dovere”, afferma la Croce Rossa di Bologna. L’istituzione respinge le accuse circolate sui social network nei confronti dei soccorritori e ribadisce di aver operato nel rispetto delle procedure.

La Croce Rossa Italiana esprime inoltre il proprio cordoglio alla famiglia di Abderrahim Fakir e assicura la piena collaborazione con gli inquirenti. “Siamo a completa disposizione dell’autorità giudiziaria per contribuire a fare piena chiarezza su quanto accaduto”, dichiara l’organizzazione.

Secondo quanto riferito dalla Croce Rossa, i quattro operatori del 118 presenti sul posto erano pronti a intervenire, ma non potevano farlo mentre erano ancora in corso le operazioni di polizia. “Erano lì, in attesa di poter intervenire. Non è pensabile che potessero farlo su un soggetto che in quel momento era sotto le mani delle forze dell’ordine. Quando ci è stato concesso farlo, siamo intervenuti”, sottolinea la Croce Rossa.

L’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi ha espresso vicinanza alla famiglia e a tutti coloro che stanno soffrendo. “Invoco Dio perché in questo momento non prevalgano l’odio, la violenza, anche verbale e nei social, la strumentalizzazione per nessuna ragione”, afferma Zuppi. “In questa sofferenza, la Chiesa ricorda di non stancarsi di costruire percorsi di pace e di incontro affinché alla cultura della morte prevalga la forza dell’amore che ci viene donato da Gesù, seminatore di bene nel cuore di ogni persona”, conclude.

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