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Accessorize chiude 25 negozi in Italia: 72 dipendenti restano senza lavoro, verranno licenziati

Accessorize chiude 25 negozi in Italia: 72 dipendenti senza lavoro. Il sindacato accusa: "Non c'era stata alcuna avvisaglia" e chiede un tavolo congiunto

Uno store Accessorize

Accessorize chiude 25 negozi in Italia e 72 dipendenti della nota catena di negozi di abbigliamento e bigiotteria restano senza lavoro. La decisione era nell’aria ma non per questo fa meno male: l’azienda ha comunicato la chiusura dei suoi 25 punti vendita sparsi sul territorio nazionale.

Al provvedimento ha fatto seguito, per un nefasto effetto domino, il licenziamento di 72 persone. Si tratta di dipendenti, per lo più donne,  impiegate nei negozi del famoso marchio anglosassone. E i numeri di quella mattanza lavorativa danno la cifra dell’importanza che Accessorize rivestiva nello shopping system italiano. 

Accessorize chiude 25 negozi: Milano epicentro

Non è un caso che di quelle 72 dipendenti, 22 si trovino a Milano e provincia. Il capoluogo lombardo e il suo hinterland infatti nel 2019 contavano ben nove punti vendita.

Poi era arrivata la crisi e i negozi erano diventati quattro. Poi erano arrivati covid e le strategie aziendali e da quattro si è passati a zero. La posizione occupazionale e sindacale dei dipendenti è questa: tutti sono in cassa integrazione, ma il sindacato Fisascat Cisl, che ha dato la notizia,  ha potuto vedere l’istanza presentata al Tribunale Fallimentare di Milano da Melite Italia

Genova della Cisl: “Un vero colpo di grazia”

Si tratta della società che gestisce i punti vendita nazionali. E per il sindacato quel fascicolo è un vero colpo di grazia. Lo ha spiegato bene Massimiliano Genova, rappresentante della sigla: “Il piano di concordato preventivo presentato al Tribunale prevede la chiusura di tutti i negozi in Italia e il licenziamento di 72 persone. È il colpo di grazia per un marchio molto noto che, però, resterà in vita soprattutto con l’e-commerce (come accaduto con Douglas – ndr) e dei piccoli sub-franchising. Di fatto l’azienda ha deciso di scaricare sui dipendenti diretti un trend negativo che durerebbe dagli ultimi tre anni. Questo è inaccettabile”. 

Nessun cenno all’ultimo summit

E in merito agli incontri per scongiurare l’epilogo di queste ore? “Durante l’ultimo incontro, agli inizi dell’anno, l’azienda non aveva fatto cenno ad alcun esubero. È evidente che manca la volontà di verificare congiuntamente soluzioni alternative sia per il risanamento della situazione economica e finanziaria, sia sull’impatto occupazionale. Chiediamo l’immediata convocazione di un tavolo di confronto e la revoca dei licenziamenti”. Intanto, fra pandemia e licenziamento, 72 famiglie ora non dormono la notte.

Giampiero Casoni è nato a San Vittore del Lazio nel 1968. Dopo gli studi classici, ha intrapreso la carriera giornalistica con le alterne vicende tipiche della stampa locale e di un carattere che lui stesso definisce "refrattario alla lima". Responsabile della cronaca giudiziaria di quotidiani come Ciociaria Oggi e La Provincia e dei primi free press del territorio per oltre 15 anni, appassionato di storia e dei fenomeni malavitosi. Nei primi anni del nuovo millennio ha esordito anche come scrittore e ha iniziato a collaborare con agenzie di stampa e testate online a carattere nazionale, sempre come corrispondente di cronaca nera e giudiziaria.


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Giampiero Casoni

Giampiero Casoni è nato a San Vittore del Lazio nel 1968. Dopo gli studi classici, ha intrapreso la carriera giornalistica con le alterne vicende tipiche della stampa locale e di un carattere che lui stesso definisce "refrattario alla lima". Responsabile della cronaca giudiziaria di quotidiani come Ciociaria Oggi e La Provincia e dei primi free press del territorio per oltre 15 anni, appassionato di storia e dei fenomeni malavitosi. Nei primi anni del nuovo millennio ha esordito anche come scrittore e ha iniziato a collaborare con agenzie di stampa e testate online a carattere nazionale, sempre come corrispondente di cronaca nera e giudiziaria.

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