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Addio Internet Explorer, o l’elogio della lentezza

Oggi, 15 luglio 2022, diciamo addio a Internet Explorer, in un mondo che va sempre più veloce, troppo veloce, e non è un semplice luogo comune.

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Oggi finisce un’era. No, fermi, questo è un luogo comune. Il mondo di oggi va troppo veloce. Anche questo, accidenti, è un luogo comune. Eppure oggi finisce davvero un’era, quella di un mondo (digitale) che andava a un passo che oggi ci sembra quello di una tartaruga stanca.

Oggi diciamo addio per sempre a Internet Explorer (almeno nelle vesti in cui siamo stati abituati a vederlo in questi anni, perché vale sempre il “niente muore, tutto si trasforma” e anche lui si tramuterà in Microsoft Edge) e la verità è che ci mancherà.

Mancherà a noi che almeno una volta nella vita abbiamo detto a un amico non troppo brillante, quello che magari a una notizia importante arriva con considerevole ritardo: “Ma cosa sei, Internet Explorer?”.

Mancherà a chi con lui ha mosso i primi passi nel mondo del web, a chi per la prima volta così si è affacciato su una finestra aperta su un mondo virtuale eppure così tangibile, lontano ma vicinissimo, irreale eppure per qualcuno l’unica realtà in cui sentirsi veramente se stessi. Oggi se ne va un pezzetto della storia di ognuno di noi.

Tolta la retorica e messi da parte i meme (solo per un attimo, ché un po’ di ironia ci vuole), l’amara realtà è che il browser per antonomasia tanto ha da insegnare a noi giornalisti, proprio per la sua inattitudine alla rapidità che potrebbe tranquillamente tenerci un corso di deontologia professionale.

E qui si aprono le porte di un mea culpa che l’intera categoria, se ha un minimo di onestà intellettuale, dovrebbe fare. L’ansia di arrivare per primi, sempre, a qualsiasi costo, ha tolto profondità a un lavoro che – non dovrebbe dirlo chi c’è dentro, lo so – può e deve essere uno dei più utili e belli al mondo. Ha tolto profondità agli articoli, divenuti poco più che ribattute di comunicati stampa fatti arrivare nelle redazioni altrettanto frettolosamente.

Che la fretta è cattiva consigliera ce lo hanno insegnato le nostre nonne molto prima dell’Ordine, eppure eccoci qua a dimenticare o peggio ignorare i moniti.

Ma Internet Explorer, con i suoi difetti e le sue goffaggini, ha da insegnare un po’ a tutti noi. Noi del tutto e subito, della pazienza fina come la sabbia, noi che se una foto ci mette più di un secondo a caricarsi già sbuffiamo e scrolliamo in basso, troppo presi da una miriade di “informazioni” (inutili, per lo più: abbiamo davvero bisogno di tutti quei video di cucina e di cuccioli?), storditi dalla quantità di sapere che abbiamo a disposizione, lì, nel palmo della mano. E dalla velocità con cui dobbiamo avere tutto. Sul web, e nella vita?

Eccolo qui, allora, il mio elogio della lentezza. Ma non c’è fretta. Leggetelo piano fino all’ultima riga, punteggiatura inclusa. Con calma, magari domani. Un po’ come se foste su Internet Explorer.

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