Adriano Cappellari, il giovane giornalista che aveva denunciato minacce e un attentato incendiario contro la sua abitazione, è ora indagato dalla Procura di Vicenza: gli inquirenti ipotizzano che la vicenda sia stata inscenata.
Adriano Cappellari e l’attentato sotto casa: il giornalista indagato per simulazione e calunnia
Adriano Cappellari, collaboratore del quindicinale L’Altopiano di Enego, in provincia di Vicenza, pare sia indagato dalla Procura di Vicenza per incendio, calunnia e simulazione di reato continuate, procurato allarme e truffa ai danni di un ente pubblico.
Il procedimento sarebbe nato dalla vicenda denunciata dallo stesso cronista, che nei mesi scorsi aveva raccontato di essere stato destinatario di minacce rivolte anche a don Maurizio Patriciello e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La mattina del 30 maggio, dopo una serie di lettere anonime, un incendio aveva danneggiato l’ingresso dell’abitazione della famiglia Cappellari.
Il giovane aveva inoltre riferito di aver trovato una busta contenente messaggi minatori indirizzati a lui, al parroco di Caivano e alla premier. A febbraio, una delle lettere ricevute dalla redazione dell’Altopiano invitava a far tacere il cronista, mentre il 14 febbraio un messaggio analogo era arrivato anche a don Patriciello, con riferimenti offensivi a lui, Cappellari e Meloni.
Dopo l’incendio, il giornalista era stato sottoposto a una scorta di quarto livello, con un’auto e due carabinieri per i suoi spostamenti. Il caso aveva suscitato numerose reazioni politiche e istituzionali: Meloni aveva definito l’episodio un attacco alla libertà di stampa, mentre Lorenzo Fontana, Alberto Stefani, Luca Zaia, l’Ordine dei giornalisti e il sindacato veneto avevano espresso solidarietà e condanna. Nel frattempo, Cappellari avrebbe indicato agli investigatori alcune persone residenti a Enego e nei comuni vicini come possibili responsabili delle minacce e dell’attentato. Le verifiche su queste piste, però, non avrebbero trovato riscontri. Ora i carabinieri della Compagnia di Bassano del Grappa hanno eseguito una perquisizione personale, domiciliare e informatica nell’abitazione del giovane, nell’ambito degli accertamenti sulla vicenda.
Adriano Cappellari e l’attentato sotto casa: il giornalista indagato per simulazione e calunnia
Secondo la ricostruzione della Procura, come riportato da Tgcom24, le immagini delle telecamere di sorveglianza avrebbero ripreso una persona con il volto coperto mentre entrava nella proprietà di Cappellari, depositava una busta e sistemava vicino al cancello un dispositivo incendiario realizzato con bombolette di gas da campeggio, alcol, liquido infiammabile e materiale pirotecnico. L’innesco sarebbe avvenuto intorno alle 23.28 del 30 maggio.
Gli investigatori avrebbero quindi concentrato l’attenzione sui materiali utilizzati, risalendo, attraverso una piattaforma di e-commerce, ad alcuni acquisti effettuati nei giorni precedenti. Tra questi pare siano figurati quattro cartucce di gas butano/propano consegnate il 25 aprile, sei bottiglie di alcol etilico denaturato recapitate il 29 aprile e altri prodotti arrivati il 4 maggio. Secondo gli accertamenti, le uniche consegne di questo tipo effettuate a Enego sarebbero risultate associate ad acquisti riconducibili a Cappellari, pagati con una carta e un numero di telefono a lui riferibili. Gli investigatori avrebbero inoltre rilevato una corrispondenza tra le marche dei prodotti acquistati e quelle dei materiali rinvenuti sul luogo dell’incendio.
Dalle indiscrezioni dell’Ansa, un ulteriore elemento preso in considerazione riguarderebbe la statura della persona ripresa dalle telecamere, stimata tra 1,69 e 1,75 metri e ritenuta compatibile con quella di Cappellari. Le immagini, secondo quanto riferito dalla Procura, mostrerebbero inoltre il giovane rientrare nella propria abitazione alle 23.11 e, successivamente, alle 23.35, mentre filma con il cellulare le operazioni successive allo spegnimento del rogo, passando dal retro della casa. Gli accertamenti del Ris avrebbero quindi incrociato i filmati con gli altri elementi raccolti durante l’inchiesta.
Per la Procura, il materiale incendiario e la lettera minatoria sarebbero stati predisposti dallo stesso Cappellari, che avrebbe così inscenato l’aggressione e indicato falsamente altre persone come responsabili. Si tratta, tuttavia, di ipotesi investigative e contestazioni ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria.
