La crisi tra Stati Uniti e Iran continua a evolversi tra segnali di possibile de-escalation e nuove tensioni militari e diplomatiche. Mentre Donald Trump parla di una guerra ormai vicina alla conclusione e rilancia i negoziati sul nucleare, sul terreno si registrano ancora operazioni militari, blocchi strategici e ripercussioni regionali che coinvolgono anche Israele, Libano e gli equilibri energetici globali.
Blocco di Hormuz, tensioni regionali e ripercussioni globali
Sul piano militare, il comando centrale statunitense CENTCOM ha dichiarato di aver raggiunto la “superiorità marittima“ in Medio Oriente e che il blocco dei traffici nello Stretto di Hormuz è stato “completamente attuato“. Secondo le informazioni diffuse, nei primi giorni dell’operazione nessuna nave sarebbe riuscita a superare l’area, mentre diverse imbarcazioni sarebbero state costrette a invertire la rotta e rientrare nei porti iraniani.
Tra queste anche la petroliera Rich Starry, tornata nel Golfo dopo un tentativo fallito di attraversamento.
Il quadro regionale si complica ulteriormente con nuovi sviluppi sul fronte libanese: l’agenzia nazionale National News Agency Lebanon ha riportato che cinque persone sono rimaste uccise in un raid aereo israeliano nella città di Ansariyah, nel sud del Libano.
Sul piano geopolitico, la Russia ha assunto una posizione di sostegno energetico ai partner asiatici: il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha dichiarato: “La Russia può, senza dubbio, compensare la carenza di risorse che si è creata“, rafforzando l’idea di una cooperazione stabile con la Cina e altri Paesi. In questo scenario di forte instabilità, il sistema di alleanze globali appare sempre più intrecciato tra crisi energetiche, conflitti regionali e nuovi equilibri strategici.
L’annuncio di Donald Trump dopo settimane di conflitto: “La guerra in Iran è quasi finita”
Il conflitto con l’Iran viene descritto da Washington come ormai prossimo alla conclusione, con il presidente americano Donald Trump che ha affermato in un’intervista a Fox: “La guerra in Iran è quasi finita. La considero molto vicina alla fine“. Nel corso dello stesso contesto mediatico ha aggiunto: “Penso che assisterete a due giorni straordinari“, sottolineando la possibilità di un’intesa imminente con Teheran. In un passaggio più netto ha poi dichiarato: “Potrebbe finire in entrambi i modi, ma credo che un accordo sia preferibile perché poi potranno ricostruire“, evidenziando comunque la preferenza per una soluzione negoziata.
Sul fronte diplomatico, da un’intervista rilasciata alla rete ABC News, lo stesso Trump ha precisato di non ritenere necessario un prolungamento della tregua: “non ho preso in considerazione un’estensione del cessate il fuoco con l’Iran, perché molto probabilmente non sarà necessario“. Parallelamente il vicepresidente JD Vance ha ribadito la linea dell’amministrazione: “L’Iran non deve avere il nucleare“, confermando che i negoziati in corso mirano proprio a impedire lo sviluppo dell’arma atomica. In questo contesto si inseriscono anche le tensioni politiche interne e internazionali, con Trump che si è detto “scioccato per non aver aiutato gli Usa“ rivolgendosi alla premier italiana Giorgia Meloni.