Attacco a Barcellona, la moglie: "era gay e voleva morire"
Attacco a Barcellona, la moglie: “era gay e voleva morire”
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Attacco a Barcellona, la moglie: “era gay e voleva morire”

Mossos d'esquadra
Mossos d'esquadra

Nella mattina del 20 agosto un uomo ha attaccato un commissariato vicino a Barcellona. La confessione della moglie getta luce sul caso.

Il 20 agosto 2018 un uomo armato di coltello ha fatto irruzione nel commissariato di Cornellà de Llobregat, a circa 15 chilometri da Barcellona, urlando “Allah Akbar“. Gli agenti della polizia regionale catalana, i Mossos d’Esquadras, dopo aver tentato di respingerlo sono stati costretti a ucciderlo. Nell’immediato è scattato l’allarme terrorismo e si è diffusa la paura tra i cittadini spagnoli. Durante un interrogatorio la moglie dell’attentatore, spagnola, ha rivelato di aver scoperto da qualche mese che il marito era omosessuale e che per questo i due si stavano separando.

L’attacco al commissariato e il tentativo di suicidio

Aveva 29 anni Abdelouahab Taib, di origine algerine, residente da anni a Cornellà de Llobregat, dove ha sferrato il suo attacco. Stando a quanto riportato dal quotidiano spagnolo La Vanguardia l’interrogatorio della moglie di Abdelouahab Taib sarebbe stato decisivo per fare luce sulla natura della vicenda che ha rischiato di rigettare la Spagna nel panico, memore dell’attentato di Barcellona del 17 agosto 2017, in cui persero la vita 16 persone.

Da poco meno di un anno la moglie aveva scoperto che il marito era gay e, per questo, da allora si stavano separando.

Abdelouahab Taib le avrebbe anche confessato di vergognarsi a tal punto del proprio orientamento sessuale, di preferire la morte alla confessione davanti alla comunità musulmana della sua omosessualità, drasticamente condannata dalla sua religione. L’ipotesi dell’attacco terroristico non è tuttavia da escludere per via di queste confessioni: c’è la possibilità che il ventinovenne intendesse togliersi la vita tramite un gesto considerato sacro per i fondamentalisti islamici, un gesto di lotta contro gli infedeli. Questa ricostruzione spiegherebbe l’evidente intenzione di uccidere gli agenti di cui i Mossos d’esquadras del commissariato di Cornellà de Llobregat hanno parlato a seguito dell’attacco.

Tuttavia, non è nemmeno esclusa la possibilità che si trattasse di un semplice gesto di disperazione, dettato proprio dalla condizione di vergogna in cui l’uomo si trovava, contro cui non avrebbe trovato altra arma per difendersi se non quella di porre fine alla propria vita.

La ricostruzione dell’attacco

Erano le 5.55 locali quando Abdelouahab Taib, al grido di “Allah è grande”, ha fatto irruzione nel commissariato della cittadina in cui viveva, Cornellà de Llobregat, armato di coltello.

Gli agenti della polizia regionale catalana, colti alla sprovvista, hanno inizialmente tentato di respingere l’attentatore ma, non riuscendo in quest’intento e sentendosi troppo minacciati, hanno aperto il fuoco, uccidendolo. Secondo le dichiarazioni ufficiali lasciate dagli agenti di turno al commissariato durante l’attacco, l’uomo avrebbe assalito con il coltello l’agente alla reception che ha reagito cercando di respingere il presunto terrorista e, infine, aprendo il fuoco su di lui.

La polizia ha, per ora, parlato di attacco isolato: non si tratterebbe di un attentato premeditato o ideato in associazione con fondamentalisti islamici. Ciononostante, la paura in Spagna, durante la giornata di lunedì 20 agosto 2018 è stata alimentata anche da un altro episodio. A Saragozza infatti un’auto è salita sul marciapiede investendo i pedoni, e riportando la memoria al tragico attentato della Rambla di Barcellona.

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