Il caso della morte per avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita potrebbe essere arrivato a una svolta. Ecco cosa è emerso dalla indagini.
Avvelenamento da ricina a Pietracatella: svolta nel caso?
Dopo nove mesi di indagini potrebbe essere arrivata la svolta nel caso delle morti di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita avvenute a fine dicembre dello scorso anno a Pietracatella, in provincia di Campobasso.
Le due donne sono morte per avvelenamento da ricina e la Procura di Larino indaga per duplice omicidio premeditato, al momento ancora contro ignoti. Come saprete sono stati chiesti degli accertamenti in Germania al Robert Koch Institute, in particolare l’analisi di alcuni reperti raccolti nell’abitazione della famiglia. Proprio da qui la possibile svolta.
Avvelenamento da ricina, arriva la svolta nelle indagini: chi ha usato il veleno era in casa?
Secondo fonti vicine all’inchiesta, sarebbero emersi “elementi certi” a sostegno della pista del duplice omicidio premeditato. Tra questi le tracce del veleno trovate in alcuni dei reperti prelevati dagli esperti del Robert Koch Institute di Berlino nell’abitazione della famiglia.
Secondo gli inquirenti chi ha maneggiato la ricina si trovava in casa. Secondo quanto riporta Il Messaggero, gli specialisti tedeschi avrebbero trovato tracce della ricina su alcuni dei 131 reperti (tra cui alimenti, vestiti e oggetti vari) che sono stati prelevati nell’abitazione dove Antonella e Sara vivevano assieme al marito e padre Gianni Di Vita e all’altra figlia Alice. Insomma, la svolta pare vicina, ma le indagini proseguono in attesa di notizie certi.
