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Bici lanciata dai Murazzi, Denise lascia il carcere: la reazione della famiglia Glorioso

bici Murazzi Denise

Denise, condannata per la bici dai Murazzi che ha reso tetraplegico Mauro Glorioso, lascia il carcere: ecco le motivazioni dei giudici.

La vicenda della bici lanciata dai Murazzi a Torino ha visto coinvolta Denise, allora minorenne, presente al momento del gesto che ha cambiato per sempre la vita dello studente colpito. La sua scarcerazione dopo soli tre anni fa discutere.

Bici lanciata dai Murazzi, scarcerazione per Denise: la reazione della famiglia Glorioso

La scarcerazione ha suscitato sentimenti contrastanti. La famiglia di Glorioso, tramite la legale Silvia Maria Grabbi, ha espresso il proprio disappunto come riportato da Torino Today: “Siamo costernati per non essere stati neanche chiamati a esprimere un parere sulla concessione di una misura alternativa […] L’unico auspicio è che simili gesti non si ripetano”.

Nel frattempo, lo studente colpito dalla bicicletta ha ripreso con successo gli studi di Medicina e Chirurgia, nonostante la lunga riabilitazione e le difficoltà psicologiche: “Questo percorso penso sia stata una delle scelte più difficili della mia vita. […] Brindiamo a un nuovo inizio”.

La giovane scarcerata, secondo i giudici, potrà completare il suo percorso di maturazione e recupero attraverso il programma di affidamento, mentre gli altri responsabili dell’incidente hanno già ricevuto condanne definitive.

Bici lanciata dai Murazzi, scarcerazione anticipata per Denise: libera dopo 3 anni

Il 19 gennaio è stata liberata la ragazza coinvolta, da minorenne, nel tentato omicidio dei Murazzi di Torino. All’epoca dei fatti, avvenuti la notte tra il 20 e il 21 gennaio 2023, tre suoi amici lanciarono una bicicletta dal bastione, colpendo gravemente lo studente Mauro Glorioso, rimasto tetraplegico.

Sebbene la giovane non abbia materialmente compiuto il gesto, era presente e, insieme all’amica maggiorenne Sara Cherici, assistette senza intervenire. Condannata a sei anni e otto mesi di reclusione, la pena sarebbe dovuto terminare il 25 maggio 2029, ma il tribunale di sorveglianza di Genova le ha concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Secondo la giudice Manuela Casella, “dopo aver scontato tre anni di pena detentiva, la ragazza appare più consapevole della gravità del reato commesso” e il suo percorso rieducativo è stato giudicato “per lo più positivo”, grazie anche alla partecipazione a laboratori teatrali e attività di assistenza agli anziani.