Il caso del bracciante ucciso a Taranto ha scosso la città e riacceso l’attenzione sulla violenza tra giovanissimi. L’omicidio, avvenuto nel centro storico, ha portato al fermo di cinque ragazzi, tra cui anche minorenni, mentre gli investigatori stanno ricostruendo con precisione la dinamica dell’aggressione e le responsabilità individuali.
Bracciante ucciso a Taranto: tra i cinque fermati quattro minori
Come riportato dall’Ansa, la Squadra Mobile di Taranto ha eseguito cinque fermi per l’omicidio di Bakari Sako, 35 anni, cittadino del Mali, ucciso all’alba di sabato in piazza Fontana, nel cuore della città vecchia. Tra le persone coinvolte ci sarebbe un giovane di 20 anni, mentre gli altri quattro sarebbero ragazzi tra i 15 e i 16 anni.
Per tutti l’ipotesi di reato è omicidio aggravato da futili motivi; i provvedimenti sono stati disposti in parte dalla procura ordinaria e in parte da quella minorile, vista la presenza di più minori nel gruppo.
Dalle prime ricostruzioni investigative emerge che la vittima si era fermata nell’area poco prima di iniziare la giornata lavorativa, con l’intenzione di prendere un caffè.
Le telecamere di sorveglianza, in particolare un filmato diffuso dal Tg1, lo mostrano mentre attraversa in bicicletta la città vecchia intorno alle 5:20 del mattino, pochi minuti prima dell’aggressione. Sako sarebbe stato avvicinato da un gruppo di giovani, poi accerchiato e colpito con calci, pugni e spinte. Dopo aver tentato di allontanarsi, è stato inseguito e raggiunto, riportando tre ferite tra torace e addome causate da un’arma da taglio o da un oggetto appuntito, ancora oggetto di accertamenti.
Secondo quanto riferito dagli inquirenti e dai legali di uno dei minori, il ragazzo di 15 anni avrebbe ammesso le proprie responsabilità e indicato il punto in cui è stato recuperato l’oggetto utilizzato nell’aggressione.
Bracciante ucciso a Taranto, tra i fermati quattro minori: chi era Bakari Sako
Le indagini proseguono per chiarire con precisione il ruolo di ciascun fermato e la dinamica completa dell’episodio, avvenuto in un contesto ancora in fase di approfondimento investigativo. Gli inquirenti stanno analizzando testimonianze, immagini di videosorveglianza e gli elementi raccolti sul luogo del delitto, dove non era stato immediatamente rinvenuto il presunto coltello o cacciavite utilizzato. L’azione, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbe partita da un primo contatto verbale degenerato rapidamente in violenza di gruppo.
Bakari Sako, arrivato a Taranto nel 2022 per ricongiungersi al fratello, aveva costruito la propria vita tra lavori diversi: cameriere per alcuni anni e poi bracciante agricolo nell’area di Massafra, in attesa di nuove opportunità occupazionali. Era solito spostarsi in bicicletta, lasciandola alla stazione per raggiungere i campi. La sua famiglia sarebbe composta da due mogli rimaste nel Paese d’origine, entrambe in stato di gravidanza.
In queste ore la comunità locale e diverse realtà associative hanno espresso cordoglio e vicinanza ai familiari. Anche gli operatori che stanno seguendo la vicenda sul piano umanitario stanno supportando le procedure per il rimpatrio della salma, che potrà avvenire solo dopo le autorizzazioni giudiziarie. L’episodio ha suscitato forte attenzione in città, dove viene ricordata la figura di Sako come quella di un lavoratore discreto e costante, la cui morte ha lasciato sgomento nel tessuto sociale del quartiere.