Quattro braccianti stranieri, impiegati nei campi del Cosentino, sono stati uccisi bruciati vivi all’interno di un’auto. Le indagini hanno portato all’arresto di due uomini, accusati di aver appiccato il fuoco al veicolo dopo una lite legata a condizioni e diritti di lavoro.
Braccianti bruciati vivi: sfruttamento, indagini e reazioni pubbliche
Per gli inquirenti, i braccianti erano inseriti in un sistema di grave sfruttamento assimilabile alla schiavitù: Ali Raza e Safeer Ahmed avrebbero controllato alloggi, trasporti e salari, corrispondendo solo somme minime.
La tensione sarebbe esplosa dopo rivendicazioni legate a diritti lavorativi, paghe e condizioni di vita, inclusa la volontà di non condividere più spazi sovraffollati (fino a dieci persone in una stanza). Il racconto dell’unico superstite è netto: “Ci volevano uccidere perché avevamo chiesto i soldi o un contratto lavorativo”. Il giudice per le indagini preliminari ha sottolineato che i lavoratori sarebbero stati “puniti solo per aver avanzato delle pretese retributive e di regolarizzazione contrattuale”.
Le indagini hanno portato alla convalida dei fermi e alla custodia in carcere per i due indagati, mentre la comunità locale ha reagito con una manifestazione ad Amendolara il 6 giugno davanti al luogo simbolo della tragedia, promossa da CGIL e Flai CGIL con lo slogan “Mai più”. Alla mobilitazione hanno partecipato anche il segretario generale Maurizio Maurizio Landini, la segretaria del Partito Democratico Elly Elly Schlein e il leader di Sinistra Italiana Nicola Nicola Fratoianni.
Braccianti bruciati vivi, la confessione choc che ha incastrato il killer: “Gli ho dato fuoco io”
Usciva dai campi di Amendolara, in provincia di Cosenza, insieme ad altri braccianti sotto il caldo del 1° giugno, quando ha ricevuto una notizia sconvolgente: “Sono morti quattro pachistani”, colleghi con cui aveva lavorato fino a poco prima. Subito dopo ha telefonato a un amico, Ali Raza, che avrebbe ammesso senza esitazioni: “Sì, la macchina in cui sono morti è mia. Le ho dato fuoco per ammazzarli quando erano dentro”. Secondo quanto ricostruito anche dal Corriere della Sera, da questa confessione e dalla successiva segnalazione ai carabinieri pare sia partita l’indagine che ha portato all’arresto di Ali Raza e del complice Safeer Ahmed.
Le vittime, secondo l’accusa, sarebbero rimaste intrappolate nell’auto incendiata, con le portiere trattenute dall’esterno per non lasciar loro scampo. Gli investigatori parlano di omicidio plurimo e pluriaggravato, maturato nell’ambito di contrasti legati a “questioni contrattuali”.
