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Caso Bergamini: la nuova inchiesta dovrà chiarire molte contraddizioni

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Bergamini

Chissà se ora che il caso è ufficialmente riaperto fischieranno le orecchie a qualcuno, e chissà che quella gran fretta di archiviare una morte apparsa strana fin da subito non appaia ora come sospetta.

Denis Bergamini potrebbe essere stato ucciso, in quel piovoso e fosco tardo pomeriggio del 18 novembre 1989 sulla statale 106 all’altezza di Roseto Capo Spulico: questa la possibile nuova verità su cui indagherà nei prossimi mesi la procura di Castrovillari in seguito alla riapertura del fascicolo con l’accusa di omicidio volontario contro ignoti da parte del Procuratore Capo Franco Giacomantonio, più che prevedibile dopo il deposito dell’accurato memoriale di oltre duecento pagine tra foto e consulenze tecniche che sembrano lasciare pochi dubbi.

Di casuale, quel giorno, ci fu molto poco.

La strada per arrivare a quella che appare come la verità vera, lontana anni luce da quanto in tanti hanno pensato per anni, è ancora lunga e lastricata di difficoltà: la procura della cittadina calabrese affiderà nuove indagini alla polizia giudiziaria e sono previste ulteriori lungaggini. Ma per la famiglia di Donato, pur nel dolore che il tempo non può lenire, ed anzi accresciuto negli anni dal muro d’omertà contro il quale si sono trovati a combattere la sorella Donata ed il padre Domizio, si tratta di una piccola, grande vittoria, “una soddisfazione enorme” come ha dichiarato l’avvocato Eugenio Gallerani, che ha curato nei minimi dettagli il decisivo maxi-dossier.

Il tutto nel nome di Denis, che era un giocatore promettente ed innamorato della vita, ma pure in nome della verità. Ci siamo già soffermati sui tanti particolari oscuri di quel pomeriggio, che permangono a distanza di quasi cinque lustri insieme a tanti altri, tra i quali quello forse più assillante: in quanti sanno come andarono realmente le cose? Dentro alla macchina c’erano davvero solo Denis e la fidanzata Isabella Internò? Domizio Bergamini ha tenuto e curato con pazienza un blog in cui ha annotato negli anni i tanti particolari strani, che non combaciavano con l’ipotesi del suicidio: non solo motivi di ordine caratteriale, perché Denis non aveva mai dato alcun segnale di voler farla finita, ma pure di ordine pratico.

Perché ad esempio le scarpe di Denis non sono risultate bagnate, pur in una giornata di fitta pioggia, se davvero fosse finito sotto le ruote di un camion? Per non parlare dell’orologio, risultato intatto, e della strana verità dell’infermiere dell’obitorio, che ha parlato di vestiti e corpo distrutto salvo essere smentito dalle foto. E soprattutto perché la vettura di Denis ed Isabella si trovava dietro il suddetto autocarro? Tutt’altro che semplici dettagli, troppo velocemente archiviati come inutili all’indagine. Ma quasi vent’anni dopo l’assoluzione del camionista e l’archiviazione del caso alla voce suicidio ora è tutto riaperto. Un modo per fare giustizia anche a Denis.

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