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Chi potrebbe dover tornare in smart working e da quando?

I sindacati spingono per un ritorno al lavoro agile nel comparto pubblico, tuttavia non tutti sono d'accordo.

Pa: pressing per lo smart working, ma Brunetta dice no

Il tema dello smart working torna ad alimentare il dibattito politico, visto l’aumento dei casi Covid e tenendo conto della decisione del governo di non posticipare l’apertura delle scuole, permettendo in questo modo ai genitori di poter andare a lavorare.

Covid: lo smart working sta per tornare?

Proprio riguardo alla tematica della scuola, Draghi ha ben chiarito che le lezioni scolastiche in presenza non subiranno deparate. Mentre affinchè si possa superare lo stallo politico in maggioranza che richiede il Super green pass sui luoghi di lavoro, il premier vorrebbe proporre una sorta di punto d’incontro: si vocifera, infatti, in queste ore una quota prestabilita massima di ore in smart working nel settore privato che potrebbe durare fino alla metà di febbraio.

Covid, smart working: lo scontro tra sindacati e Brunetta

I sindacati spingono chiaramente proprio al ritorno al lavoro agile nel comparto pubblico, tuttavia dal dipartimento della Funzione Pubblica la richiesta è stata bocciata e definita “incomprensibile”. Le richieste dei sindacati è stata invece abbracciata dai senatori del Movimento 5 Stelle. Lo stesso presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, si è espresso in favore del lavoro agile:

“Tutte le misure messe in campo finora dal Governo  sono una sommatoria di pannicelli caldi che non riescono a rallentare la circolazione. Adesso vediamo cosa verrà fuori dal prossimo consiglio dei ministri. Bisogna limitare i contatti sociali, magari incrementando lo smart working”.

La risposta del ministro forzista, Renato Brunetta, è stata però negativa: lo stare tutti a casa e lavorare da lì è stato già sperimentato nel 2020, quando l’Italia non conosceva ancora il vaccino anti-covid, “Non è questa la situazione attuale”.

A dire la sua è stato anche il Dipartimento della Pa:

“La normativa e le regole attuali già permettono ampia flessibilità per organizzare sia la presenza, sia il lavoro a distanza, tanto nel lavoro pubblico quanto nel lavoro privato. Le amministrazioni pubbliche, in particolare, sulla base delle linee guida recentemente approvate con il consenso di tutti (sindacati, governo, amministrazioni centrali e locali), possono decidere la rotazione del personale consentendo il lavoro agile anche fino al 49% sulla base di una programmazione mensile, o più lunga”.

Covid, se lo smart working dovesse tornare, chi lavorerà da casa?

Dunque, qualcuno dovrà tornare in smart working oppure no?

Stando a ciò che scrive la Repubblica un ritorno potrebbe davvero esserci. Ma ci vorrebbe un segnale da Palazzo Chigi. Attualmente il governo adotterà delle misure nel Consiglio dei ministri che si terrà domani 5 gennaio: le voci parlano di indicazioni a favore del lavoro agile, però soltanto per il settore privato.

C’è in effetti da tenere conto che molte aziende stanno già chiedendo ai propri dipendenti di non recarsi in ufficio subito dopo le vacanze natalizie; Federico Capeci, amministratore delegato della sede italiana di Kantar, ha, infatti, detto che:

“Io l’ho comunicato prima di Natale perché così, se qualcuno fosse tornato dai genitori o si fosse trasferito nella seconda casa avrebbe avuto tutto tempo di organizzarsi. L’ufficio rimane aperto: meglio un ambiente sanificato che lavorare in un bar o in un posto qualsiasi, ma la forte raccomandazione è lavorare da casa”.

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