Il processo contro il cardinale Angelo Giovanni Becciu, coinvolto nello scandalo del «palazzo di Londra» e nella gestione dei fondi riservati della Segreteria di Stato, deve ripartire praticamente da zero. La Corte d’Appello del Vaticano ha dichiarato la «nullità relativa» del primo grado e ha disposto la rinnovazione del dibattimento, ordinando che tutti gli atti del procedimento istruttorio siano depositati in cancelleria senza omissis, per garantire il pieno diritto alla difesa.
Il processo Becciu è da rifare: principi giuridici e impatti sul dibattimento
Come riportato dall’Ansa, l’ordinanza sottolinea come la tutela del diritto alla difesa rappresenti un principio imprescindibile: il mancato deposito integrale degli atti istruttori e la mancata pubblicazione dei Rescripta hanno configurato una violazione tale da richiedere la ripetizione del dibattimento. Il Collegio giudicante, composto dal presidente monsignor Alejandro Arellano Cedillo e dai giudici relatori Massimo Massella Ducci Teri e Riccardo Turrini Vita, richiama il canone 1598 del Codice di diritto canonico, ricordando che la piena conoscenza degli atti è fondamentale per garantire il contraddittorio.
La Corte ha inoltre evidenziato che la rinnovazione del processo non è una scelta discrezionale, bensì una condizione necessaria per ristabilire la correttezza procedurale: il nuovo dibattimento servirà a correggere le carenze emerse nel primo grado, comprese eventuali misure istruttorie contestate, come l’arresto del broker Gianluigi Torzi nel giugno 2020. I tempi potrebbero essere lunghi: il promotore di giustizia ha tempo fino al 30 aprile per depositare gli atti completi, le difese potranno presentare le proprie prove entro il 15 giugno, e il 22 giugno è prevista la prima udienza per fissare il calendario del nuovo dibattimento.
Colpo di scena in Vaticano, perché il processo Becciu è da rifare: la clamorosa decisione
Stando alle indiscrezioni, la Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano ha stabilito la «nullità relativa» del procedimento di primo grado contro il cardinale Angelo Giovanni Becciu, coinvolto nello scandalo legato al cosiddetto «palazzo di Londra» e alla gestione dei fondi riservati della Segreteria di Stato. Con un’ordinanza di 16 pagine emessa il 17 marzo 2026, i giudici hanno disposto «la rinnovazione del dibattimento» e il deposito completo in cancelleria di tutti gli atti istruttori, questa volta senza omissis, per garantire la piena trasparenza del procedimento. La decisione ha accolto le eccezioni sollevate dalle difese, che avevano denunciato la mancata messa a disposizione degli atti integrali dell’inchiesta e il ritardo nella pubblicazione dei Rescripta di Papa Francesco, necessari per rendere efficaci alcune modifiche procedurali introdotte nel 2019.
Nonostante l’annullamento parziale, la sentenza del tribunale di primo grado del 16 dicembre 2023 mantiene i suoi effetti, comprese le condanne già inflitte: cinque anni e sei mesi per Becciu e Raffaele Mincione, sette anni per Enrico Crasso, sette anni e sei mesi per Fabrizio Tirabassi, sei anni per Gianluigi Torzi, pena sospesa per Nicola Squillace e tre anni e otto mesi per Cecilia Marogna. “Esprimiamo soddisfazione per l’ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto”, hanno dichiarato gli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo.