La Commissione Covid torna al centro dello scontro politico con l’audizione di Galeazzo Bignami, che ha puntato il dito contro la gestione dell’emergenza da parte del governo Conte II, dal mancato aggiornamento del piano pandemico alle criticità sui dispositivi di protezione.
Commissione Covid, Bignami accusa Conte e Speranza: i banchi dell’opposizione restano vuoti
“Attivare il piano pandemico del 2006 avrebbe significato di fatto autodenunciarsi“. Con queste parole Galeazzo Bignami è intervenuto davanti alla Commissione d’inchiesta Covid, trasformando la sua audizione in un duro attacco alla gestione dell’emergenza da parte del governo giallorosso e del ministero della Salute guidato all’epoca da Roberto Speranza. L’esponente di Fratelli d’Italia si è presentato dopo essersi dimesso dal ruolo di commissario, proprio per superare il nodo dell’incompatibilità e poter essere ascoltato dall’organismo parlamentare.
La seduta, però, si è svolta senza la presenza dei rappresentanti di Pd, Movimento 5 Stelle, Avs e Italia Viva. “Di che cosa hanno paura? Che cosa hanno da nascondere?“, ha commentato la deputata meloniana Alice Buonguerrieri.
Il 29 giugno Fratelli d’Italia ha richiesto l’audizione di Bignami, avvocato e autore dei ricorsi che durante la pandemia portarono il ministero della Salute a rendere disponibili il piano anti-Covid e i documenti relativi alla task force.
Subito dopo il capogruppo ha rassegnato le dimissioni dalla Commissione, spiegando di voler eliminare ogni incompatibilità e lanciare un messaggio a Conte, accusato più volte dalla maggioranza di aver utilizzato il proprio incarico come una protezione politica. Anche l’ex presidente del Consiglio si è mosso sul piano istituzionale, scrivendo ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, per dichiararsi pronto a dimettersi temporaneamente prima dell’audizione, chiedendo però la possibilità di rientrare al termine della convocazione. Dopo la garanzia ricevuta da Fontana, Conte avrebbe dato il proprio consenso. La sua audizione dovrebbe tenersi il 4 agosto, qualora venga formalizzata la sospensione temporanea dell’incarico.
Le opposizioni hanno però contestato duramente l’iniziativa. In una nota congiunta hanno definito l’appuntamento “totalmente inutile ai fini dell’inchiesta” e accusato Fratelli d’Italia di voler trasformare la Commissione in un “mero palcoscenico propagandistico“. “Vedere Fratelli d’Italia che pone le domande a Fratelli d’Italia per permettere che vengano ripetute le solite teorie care a Fratelli d’Italia è semplicemente desolante“, hanno dichiarato i gruppi contrari alla maggioranza.
Visualizza questo post su Instagram
Piano pandemico, task force e mascherine: le accuse di Bignami alla gestione dell’emergenza
Come riportato da Open, durante l’audizione, Bignami ha concentrato il proprio intervento su alcuni documenti ottenuti attraverso ricorsi giudiziari. Il primo riguarda il piano pandemico che, nell’aprile 2020, Andrea Urbani, allora direttore generale del ministero della Salute, aveva definito un documento «segreto» predisposto per affrontare la diffusione del coronavirus. “La parola ‘segreto’ induce chiunque a una curiosità. Ho presentato un accesso agli atti con una Pec come cittadino“, ha spiegato Bignami, aggiungendo: “Mi assumo la responsabilità civile e, se del caso, anche penale di tutto quello che dirò“. Prima del suo intervento ha inoltre pronunciato una formula simile a quella prevista per i testimoni: “Mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza“.
Secondo la ricostruzione dell’esponente di Fratelli d’Italia, dopo una prima richiesta rimasta senza risposta e una seconda respinta dal ministero, il ricorso al Tar avrebbe portato alla decisione di rendere pubblici gli atti. “Il Tar condanna il ministero e il governo a produrre i documenti richiesti. Quindi sì, esisteva un piano“, ha affermato Bignami. Da qui l’accusa rivolta all’esecutivo Conte II di aver avuto “un problema con la trasparenza“, in contrapposizione alla frase contenuta nel libro poi ritirato di Roberto Speranza: “La trasparenza è stata sin dall’inizio un nostro punto di forza”. “Io credo invece che avessero un problema con la trasparenza“, ha replicato il deputato.
Al centro del dibattito anche il mancato aggiornamento del piano pandemico del 2006. Secondo Bignami, il documento elaborato alla fine di febbraio 2020 avrebbe ripreso diverse misure già previste dal vecchio piano influenzale, mai aggiornato negli anni. Un aspetto richiamato anche dalla consulenza realizzata da Andrea Crisanti per la Procura di Bergamo, secondo cui alcune indicazioni del piano avrebbero potuto comunque essere utilizzate contro il Covid. “Anche se vetusto, sicuramente avrebbe potuto portare benefici“, ha sintetizzato il parlamentare. Un altro capitolo riguarda la task force istituita dal ministero della Salute il 22 gennaio 2020. Il dicastero l’aveva definita un “tavolo di consultazione informale“, senza decreto istitutivo e senza verbali ufficiali. Una definizione contestata da Bignami: “Se il governo dice che era attiva 24 ore su 24 e sette giorni su sette, non può trattarsi di un tavolo informale“. Dopo il ricorso, il Tar ha ordinato la pubblicazione dei resoconti. Tra gli episodi citati anche quello del volo proveniente da Wuhan arrivato a Fiumicino il 23 gennaio 2020 con 202 passeggeri. Secondo Bignami, dai documenti emergerebbe che furono effettuati soltanto controlli tramite termoscanner, senza un sistema di tracciamento: “Non fu fatto alcun tracciamento“. Una settimana dopo, invece, gli italiani rientrati dalla stessa città furono sottoposti a isolamento presso la struttura della Cecchignola. Infine, l’esponente di Fratelli d’Italia ha sollevato il tema delle scorte di dispositivi di protezione. Il 12 febbraio 2020, secondo la sua ricostruzione, la task force segnalava criticità sulla disponibilità dei materiali sanitari, mentre tre giorni dopo l’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio partecipava alla partenza da Brindisi di una donazione di dispositivi destinati alla Cina. “Da una parte la task force dice che non aveva dispositivi, dall’altra l’Italia regala dispositivi alla Cina“, ha attaccato Bignami.
Fratelli d’Italia ha difeso sui social l’operato della Commissione, ribadendo che il suo scopo sarebbe quello di fare chiarezza sulle decisioni prese durante l’emergenza sanitaria e individuare eventuali responsabilità: “Gli italiani hanno il diritto di conoscere la verità“. La maggioranza accusa le opposizioni di evitare il confronto, mentre il centrosinistra sostiene che l’inchiesta sia diventata soprattutto uno strumento di scontro politico.
Visualizza questo post su Instagram
