A quasi un anno dalla strage di Crans-Montana, Jacques Moretti torna a parlare davanti agli inquirenti e ammette di aver deciso personalmente di restringere la scala del Constellation. Una modifica finita al centro delle indagini sull’incendio di Capodanno, che ha provocato 41 morti e 115 feriti. Durante l’interrogatorio a Sion, il proprietario del locale ha ricostruito i lavori effettuati prima dell’apertura, fornendo la propria versione anche sulle responsabilità dell’ex proprietario.
Crans-Montana, Jacques Moretti rompe il silenzio sulla scala del Constellation: «Ho deciso io»
Il proprietario del discobar Constellation, indagato insieme alla moglie Jessica per il rogo di Capodanno costato la vita a 41 persone e che ha provocato 115 feriti, è stato interrogato a Sion sugli interventi realizzati nel locale prima dell’apertura, avvenuta nel 2015.
Tra gli aspetti affrontati durante l’audizione, uno dei più delicati riguarda la modifica della scala che collegava il piano interrato all’uscita. Moretti ha riconosciuto di aver preso personalmente la decisione di ridurne le dimensioni, sostenendo però di aver rispettato le disposizioni previste: «Sono stato io a decidere di restringere la scala di uscita, ma le dimensioni rispettavano i limiti di legge, che ho letto su internet».
Quella struttura, che costituiva l’unico passaggio per raggiungere l’esterno dal seminterrato, si sarebbe trasformata in un ostacolo durante la fuga dei clienti e degli altri presenti, rendendo più difficoltosa l’evacuazione.
Una giustificazione che ha suscitato forti perplessità nell’avvocato Fabrizio Ventimiglia, legale della famiglia di Sofia Donadio, giovane milanese rimasta ferita nell’incendio. Il professionista ha definito superficiale la spiegazione fornita dall’imprenditore, sottolineando anche l’assenza di verifiche pratiche sulla sicurezza: «In ogni caso non sono mai state fatte delle prove di evacuazione e il risultato si è visto».
I lavori del 2015 al Constellation, le accuse all’ex proprietario e la rabbia dei familiari delle vittime
Un’altra parte dell’interrogatorio ha riguardato le opere effettuate all’interno del Constellation prima dell’inaugurazione. Moretti ha sostenuto che non fosse necessario ottenere autorizzazioni particolari, dal momento che gli interventi non avevano comportato modifiche alla destinazione d’uso dell’immobile né cambiamenti strutturali dei suoi volumi. Ha inoltre precisato di aver seguito personalmente il cantiere, senza occuparsi però delle questioni burocratiche: «All’epoca dei lavori non ero ancora proprietario né conduttore dell’immobile, l’avvio del rapporto contrattuale era previsto solo dopo». Per la gestione amministrativa, ha indicato come riferimento Julien Beytrison, precedente proprietario del locale, che avrebbe affidato le pratiche a un professionista di Crans-Montana. Proprio su quest’ultimo punto Moretti ha contestato la versione fornita da Beytrison, sostenendo che fosse informato delle modifiche, compresa l’installazione della schiuma fonoassorbente nel seminterrato e la presenza della sala fumatori. «Beytrison sapeva, era stato anche invitato all’inaugurazione del nuovo Constellation e frequentava il locale anche con la sua famiglia», ha affermato.
L’ex proprietario aveva invece dichiarato, durante un precedente interrogatorio a luglio, di aver ricevuto soltanto «poche informazioni tecniche e finanziarie» sui lavori. L’immobile è stato successivamente acquistato dai coniugi Moretti per 1,5 milioni di franchi, circa 1,6 milioni di euro.
L’audizione, cominciata intorno alle 9 nel campus universitario Energypolis di Sion, ha visto la partecipazione di oltre cento persone, tra investigatori, legali, familiari delle vittime e alcuni feriti. Moretti era arrivato già nelle prime ore del mattino per sottrarsi all’attenzione dei giornalisti. Tra i presenti anche Astrid Panine, madre di Cyanne, la cameriera morta nel rogo dopo aver innescato involontariamente le fiamme con una candela pirotecnica. La donna ha spiegato di essere interessata soprattutto ad ascoltare Jessica Moretti: «Non ho paura di Jacques Moretti, mia figlia ha lavorato per lui per quattro anni, non è lui che volevo vedere, ma Jessica ma scappa dalle responsabilità tutte le volte». Dura anche la posizione di Laetitia Brodard-Sitre, madre di Arthur, un ragazzo svizzero che non è sopravvissuto all’incendio: «Non è stata una tragedia ma un omicidio per negligenza, non ci sono altre parole».
Il confronto tra i due coniugi, inizialmente previsto, non si è però svolto. Jessica non è stata convocata dopo che una psicologa-psicoterapeuta ha segnalato una condizione di «fragilità psichica particolarmente grave», evidenziando i rischi di un incontro diretto con il marito. Jacques Moretti si trova in custodia cautelare da metà agosto anche per l’accusa di aver esercitato violenza nei confronti della consorte. La sua assenza ha provocato malcontento tra i familiari delle vittime: l’avvocato Didier Elsign ha riferito che le parti civili sono rimaste «profondamente scioccate», interpretando la decisione come «un atto di disprezzo».
Parallelamente proseguono gli accertamenti su un possibile riciclaggio di denaro. Su questo argomento Moretti ha scelto di non rispondere alle domande degli avvocati delle parti civili, seguendo quanto già comunicato dal suo difensore Patrick Michod alla procura del Vallese. Gli investigatori hanno infatti aperto un ulteriore filone d’indagine dopo aver esaminato un rapporto di fedpol, nel quale vengono segnalati alcuni movimenti bancari «anomali» e «transazioni opache» sui conti correnti riconducibili all’imprenditore.
