Crisi profonda per Rolling Stone: Wenner costretto a vendere le quote della prestigiosa rivista
Crisi profonda per Rolling Stone: Wenner costretto a vendere le quote della prestigiosa rivista
Musica

Crisi profonda per Rolling Stone: Wenner costretto a vendere le quote della prestigiosa rivista

rolling stone

Il giornale storico Rolling Stone è in profonda crisi. Le motivazioni dietro alla difficile decisione presa dal fondatore Jann Wenner di vendere le quote.


Il fondatore Jann Wenner le ha davvero provate tutte ma le difficoltà finanziarie sembrano aver avuto la meglio e a lui non è rimasto che dare ad alcune banche l’incarico di vendere il magazine, che ha scritto la storia degli ultimi 50 anni

Rolling Stone a fine corsa? La mitica ‘bibbia della controcultura‘, come in molti definiscono la rivista, è in crisi profonda e tutto è pronto per la vendita.

Il fondatore Jann Wenner le ha davvero provate tutte ma le difficoltà finanziarie sembrano aver avuto la meglio e a lui non è rimasto che gettare la spugna dando ad alcune banche l’incarico di vendere il magazine, che ha scritto la storia degli ultimi 50 anni.

Al momento decisamente critico che sta passando Rolling Stone ha dedicato un’ampio ed interessante servizio anche Webeconomia.it, che ripercorre la storia della rivista soffermandosi su numerosi dettagli ed ipotizzando quale potrebbe essere il futuro.

A restare nella storia saranno le famose e talvolta dissacranti copertine, con le quali si è sempre presentato ai lettori imponendosi a livello mondiale

Nato ad uso e consumo dell’industria musicale Rolling Stone si è sviluppato con costanza, rendendosi autorevole anche nel settore della politica.

A restare nella storia saranno le famose e talvolta dissacranti copertine, con le quali si è sempre presentato ai lettori imponendosi a livello mondiale.
Copertine caratterizzate anche dagli scatti provocatori di Annie Leibovitz, la cui collaborazione con il magazine si è avviata negli anni ’70 – ricorda l’Ansa in un comunicato -.

La prima cover ha immortalato John Lennon, poi le copertine che si sono succedute hanno dato spazio un po’ a tutte le celebrità del mondo dello spettacolo, della musica, della politica e della cultura.
Da Bob Dylan, che ha troneggiato sulla copertina decine di volte, all’immagine di Barack Obama per lasciare spazio agli scrittori più famosi.

Con l’andare degli anni sono elementi quali la rivoluzione del settore editoriale che ha toccato i media, e la crisi finanziaria, ad aver segnato il destino di Rolling Stone.

Il magazine è nato fra le mura del loft di Wenner a San Francisco grazie ad un investimento di 7.500 dollari, ottenuti sotto forma di prestito

In ricordo dei bei tempi l’attenzione si sposta immediatamente sull’autorevolezza di molte firme, che hanno siglato le pagine più belle. Oggi si rievocano addii di prestigio per tante riviste di successo come ad esempio quelli di Graydon Carter a Vanity Fair dopo 25 anni di onorata carriera, oppure quelli di Robbie Meyers e Cindi Leive rispettivamente da Elle e Glamour.

Al di là della rivoluzione che ha coinvolto soprattutto la stampa cartacea a pesare sulla crisi sono le tante difficoltà finanziarie.

Il magazine è nato fra le mura del loft di Wenner a San Francisco grazie ad un investimento di 7.500 dollari, ottenuti sotto forma di prestito.
Da quel momento in poi la crescita è stata una costante sino ai primi anni 2000. Oltre quegli anni la discesa è stata rapida e a nulla sono serviti i 300 milioni ottenuti in prestito nel 2006 per risanare i conti. Anzi quel prestito si è rivelato un peso insostenibile, che ha impedito all’editore di procedere con un piano di investimenti per ridare vigore al magazine.
E sono proprio i debiti, ai quali si è aggiunto un evidente calo pubblicitario, ad aver convinto Wenner a vendere la propria quota, andando alla ricerca di un acquirente danaroso che possa risanare i conti.

A pesare sulla storia recente di Rolling Stone è anche un ordine perentorio del 2014, quando alla rivista venne intimato di ritirare l’articolo relativo ad uno stupro di gruppo consumatosi fra le mura dell’Università della Virginia

I giornali, ormai è un dato di fatto, non vendono più prevalentemente nelle edicole come in passato.
ad andare per la maggiore sono le pagine web e Rolling Stone non ha saputo adeguarsi. Wenner non ha considerato neppure per un istante la ribalta del web, preferendo ad oltranza la carta stampata, e la scelta ha innescato un autentico disastro.

A pesare sulla storia recente di Rolling Stone è anche un ordine perentorio del 2014, quando alla rivista venne intimato di ritirare l’articolo relativo ad uno stupro di gruppo consumatosi fra le mura dell’Università della Virginia.
L’evento, che aveva creato scalpore e fatto vacillare la reputazione del magazine, ha dato il classico colpo di grazia.
Definito addirittura un ”fallimento giornalistico”, come hanno tenuto a sottolineare i responsabili della scuola di giornalismo della Columbia University, l’articolo non solo ha intaccato la reputazione della prestigiosa rivista ma è stato oggetto di tre cause legali con conseguenze disastrose soprattutto dal punto di vista economico e danni da pagare per 3 milioni di dollari.

Oggi a Wenner e suo figlio Gus non è rimasto altro che provare a vendere per tenere la rotta.
A dimostrarsi interessati all’acquisto potrebbero essere i vertici del gruppo American Media che, tra l’altro, hanno acquisito le quote di Us Weekly e Men’s Journal proprio da Wenner.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche