Cucchi, altri verbali sospetti nella caserma di Tor Sapienza
Cucchi, altri verbali sospetti nella caserma di Tor Sapienza
Cronaca

Cucchi, altri verbali sospetti nella caserma di Tor Sapienza

Caso Cucchi, nuovi sospetti sulla caserma di Tor Sapienza
Caso Cucchi, nuovi sospetti sulla caserma di Tor Sapienza

Un maresciallo della stazione di Tor Sapienza, indagato per il caso Cucchi, è stato accusato di aver falsificato i verbali in due casi precedenti.

Nuovi sospetti nascono intorno alla caserma dei Carabinieri di Tor Sapienza, a Roma. Secondo quanto riportato dalla Repubblica, negli anni precedenti al caso Cucchi diversi agenti dell’Arma, capitanati dal maresciallo Colombo Labriola, si sarebbero macchiati di reati. Tra questi, la redazione di falsi verbali per coprire il proprio coinvolgimento in azioni criminali. Il sospetto del pesante clima di omertà che grava sulla stazione e del coinvolgimento dell’Arma a vari livelli è nato dopo l’incontro di Ilaria Cucchi con il generale di corpo d’Armata, Giovanni Nistri, il 4 maggio. In risposta alle lamentele della sorella di Stefano per i ripetuti attacchi ricevuti sui social, il generale ha commentato: “Noi non possiamo stare a controllare cosa viene scritto su Facebook. E comunque, chi di noi non ha scheletri nell’armadio?“.

Caserma Tor Sapienza, il caso del 2006

Il primo caso sospetto risale al novembre 2006. Nenad Jovanovic, un nomade accusato di furto in appartamento, si è difeso mostrando la denuncia che avrebbe sporto alla caserma Tor Sapienza per segnalare di aver a sua volta subito un furto.

Gli sarebbe stata rubata, poche ore prima, l’Audi A6 con cui è stata commessa la rapina. A stendere il verbale della denuncia è stato il maresciallo Labriola.

Il caso ha insospettito il pm Francesco Caporale (oggi procuratore aggiunto di Roma). Caporale ha notato una serie di irregolarità sui documenti, come il loro inserimento nel database solo il giorno successivo al furto e la mancanza del timbro della Repubblica Italiana. La spiegazione, secondo il pm, risiede in una “imbarazzante frequentazione” da parte del maresciallo e di Jovanovic, “di uno stesso barbiere e di un tale Kamil, titolare del ristorante Le Mille e una Notte, autori entrambi di false dichiarazioni che devono fungere da ulteriore alibi”. Caporale ha accusato Labriola di aver redatto un falso verbale. Ma il maresciallo è stato assolto per insufficienza e contraddittorietà di prove.

Il caso del 2009

Un secondo caso risalente all’autunno 2009, l’anno della morte di Cucchi, vede il coinvolgimento del medesimo agente. Labriola, insieme al maresciallo Mastronardi e al carabiniere Di Sano (tutti e tre indagati il caso Cucchi), sono stati accusati di aver imputato a un innocente la colpa di una rapina. Gli agenti avrebbero modificato le testimonianze depositate, intervenendo sul particolare della cicatrice sul volto del rapinatore.

Difficile se non impossibile che i vertici dell’Arma non fossero a conoscenza dei sospetti precedentemente caduti su Labriola dal 2006 al 2009. Ma il problema, riporta Repubblica, è generalizzato e coinvolge svariate stazioni dei Carabinieri di Roma sud-est. Nel 2010, diversi agenti sono stati accusati di aver sottratto 17 chili di hashish dal deposito della stazione di Cinecittà. L’anno successivo, una donna in stato di fermo alla stazione Quadrato ha denunciato tre carabinieri e un vigile urbano per violenza .

Il commento di Ilaria Cucchi

La sorella di Stefano ha commentato le parole di Repubblica sul proprio profilo Facebook. “Falsi ordinati per far dire ai medici legali dei magistrati che mio fratello era morto di suo, che era solo caduto ed in fin dei conti non si era fatto niente. Era morto solo ed esclusivamente per colpa sua e nostra. Io e Fabio lo abbiamo detto per anni che ciò non era assolutamente vero. Lo abbiamo urlato per nove anni. Che sensazione provo ora? Soddisfazione? No. Rabbia per tutto il dolore infertoci con insulti minacce e false verità? Si. Dolore ed amarezza, come cittadina per l’Arma dei Carabinieri? Anche. La vorrei a fianco a noi ma ho negli occhi lo sguardo del suo Comandante a lungo fisso su quelli di Fabio. Come quando ci si sfida a chi abbassa prima lo sguardo. Non è ancora finita questa storia dove una normale famiglia italiana viene stritolata da uomini delle istituzioni ma reagisce e resiste per nove anni senza mai perdere fiducia in esse”.

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Lisa Pendezza 857 Articoli
Lisa Pendezza, nata nel 1994 a Milano. Laureata in Lettere con la passione per i viaggi, il benessere e la lettura, spera di riuscire a girare il mondo con una macchina fotografica in una mano e un romanzo nell'altra. Amante dei libri, si limita per ora a leggerne molti, con il sogno nel cassetto di scriverne uno.