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Condannato per ‘Ndrangheta prende ostaggi alle poste

Un uomo affiliato alla 'Ndrangheta e condannato nel processo Aemilia ha preso in ostaggio diverse persone alle poste di Reggio Emilia.

Reggio Emilia ostaggi poste
Reggio Emilia ostaggi poste

Un uomo armato di coltello ha preso in ostaggio alcune persone all’interno dell’ufficio delle Poste di Reggio Emilia, nel quartiere Pieve Modolena. È accaduto intorno alle ore 9 del 5 novembre. Il sequestratore è entrato nell’ufficio postale e ha fatto uscire dall’edificio tutti i clienti, tenendo all’interno solo cinque dipendenti, compresa la direttrice.

Secondo le prime indiscrezioni, si tratterebbe di Francesco Amato, affiliato alla ‘Ndrangheta e condannato a 19 anni nel processo Aemilia. L’accusa a suo carico è di associazione a delinquere di stampo mafioso. Dopo la sentenza, però, Amato si è reso irreperibile, dunque era considerato ufficialmente latitante. La polizia ha circondato l’edificio e ha chiuso via Fratelli Cervi. I residenti delle abitazioni limitrofe sono stati fatti uscire dai palazzi per ragioni di sicurezza.

Processo Aemilia, 118 condanne

Il 31 ottobre si è concluso, in primo grado, il processo Aemilia. La magistratura emiliana ha stabilito con assoluta certezza l’esistenza di una ‘ndrina calabrese, radicata da anni nel territorio dell’Emilia Romagna, in particolare a Reggio Emilia, e in provincia di Mantova. La cosca sarebbe una diretta emanazione della Grande Aracri di Cutro, ma manterrebbe una notevole autonomia rispetto ad essa. Dei quasi 150 imputati processati con rito ordinario, 118 sono stati condannati.

In totale, gli anni di reclusione ammontano a oltre 1.200. Altri 24 imputati sono stati condannati con rito abbreviato, per un totale di 325 anni di carcere. Infine, 5 indagati sono stati assolti perché i reati commessi sono caduti in prescrizione.

Tra gli imputati figura anche Vincenzo Iaquinta, ex calciatore della Juventus e della nazionale. Il giocatore è stato condannato a due anni per possesso di armi, ma senza l’aggravante mafiosa. Il padre Giuseppe, invece, dovrà scontare 19 anni di reclusione per aver detenuto illegalmente armi e munizioni. Nel 2012, l’uomo aveva già ricevuto un provvedimento del prefetto di Reggio Emilia che gli vietava di detenere armi da fuoco. La magistratura era a conoscenza, da anni, delle sue frequentazioni in ambienti mafiosi.

Giornalista pubblicista classe 1994, nata in provincia di Monza e Brianza, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.


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Lisa Pendezza

Giornalista pubblicista classe 1994, nata in provincia di Monza e Brianza, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.

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