Ilaria Cucchi, Ignazio Marino e quelle scuse mai arrivate | Notizie.it
Chiedete scusa a Ilaria Cucchi e Ignazio Marino
L’opinione di Claudio Savelli

Chiedete scusa a Ilaria Cucchi e Ignazio Marino

Stefano Cucchi

Chiedere scusa è il contrario di quello che sembra: non è un modo per mostrarsi deboli e insicuri, semmai è un atto di forza e coraggio.

Dovrebbe scusarsi con Ilaria Cucchi e tutta la famiglia di Stefano chi ha negato l’evidenza dei fatti, fino a ieri l’altro. Dovrebbe scusarsi chi ha ammesso ciò che realmente è successo, in quei giorni dannati, in maledetto ritardo. Raccontare ora la verità è meglio che non farlo, ma non merita un applauso, né la misericordia: non basta per lavarsi dal peccato. Ecco perché servirebbe aggiungere le scuse: con ogni probabilità la famiglia Cucchi non saprebbe che farsene, ma quantomeno sarebbero utili a mettere un punto sulla vicenda e andare a capo in attesa dell’epilogo giudiziario. Scusarsi, seppur in ritardo, vuol dire aver capito la sofferenza causata ad altre persone, è un tentativo di educare se stesso ma anche chi osserva la vicenda dall’esterno affinché non accada più in futuro. Il paradosso è che scusarsi, in questo caso, sarebbe il minimo, non il massimo come invece è.

Dal caso Cucchi al caso Marino

Dovrebbe scusarsi anche Matteo Salvini con Ilaria Cucchi, con colei che tre anni fa avrebbe dovuto “vergognarsi” perché aveva confessato la sua rabbia attraverso un post sui social (una foto in cui uno dei carabinieri indagati trascorreva liete giornate al mare).

Disse Salvini che Ilaria Cucchi avrebbe dovuto chiedere scusa, lei che si era permessa di “additare un uomo delle forze dell’ordine al pubblico massacro”, mentre ora che potrebbe scusarsi lui, alla luce dei fatti, non accade nulla. Di più: ora che sarebbe il tempo delle scuse sincere, Salvini agisce al contrario e rincara la dose, annunciando l’intenzione di querelare il PD per aver diffuso quelle frasi che “non riguardavano la persona ma un post di Ilaria Cucchi, post che lei stessa cancellò successivamente, ammettendo l’errore”. Così ribalta le carte in tavola, dirotta l’attenzione pubblica, ma ai più attenti dimostra anche l’ovvio: non è che Salvini non si ricorda di dovere delle scuse, è che fa politica anche quando la politica non c’entra, perché gli argomenti di portata nazionale sono sempre pubblicità, e la pubblicità è utile alla propaganda.

Dovrebbero scusarsi anche con Ignazio Marino, assolto in cassazione per il cosiddetto “Caso Scontrini”, movente utile ad escluderlo dalla politica. Almeno il PD, dovrebbe, visto che utilizzò il rinvio a giudizio come pretesto per sfiduciare l’allora sindaco di Roma e infliggere il colpo di grazia ad una giunta che non piaceva, salvo poi fare i conti con una che piace ancora meno, come se fosse uno scherzo del destino. Invece, anche qui, no: Matteo Orfini, commissario del PD nella capitale all’epoca dei fatti, nel 2015, e oggi presidente del partito, non solo avvisa che “non chiederà scusa a Marino per la scelta di sfiduciarlo”, ma sottolinea che “quella scelta non fu dettata dall’inchiesta, semmai dal fatto che Marino era inadeguato al ruolo”. Quindi si sente in dovere di giustificare le mancate scuse e il linciaggio mediatico alimentato attorno all’ex sindaco di Roma, perché chiedere scusa sarebbe un’ammissione di colpa e una perdita di credibilità? Ma non è forse l’esatto contrario? È una questione di interpretazione: anche in questo caso, complice la necessità della politica, chiedere scusa non è un atto di rivalutazione di sé, ma di svalutazione. Meglio perseguire una linea anche se si rivela sbagliata che virare sulla retta via quando questa viene illuminata dai fatti.

L’ipocrisia, il polverone mediatico, il consenso

Per inciso, dovrebbe scusarsi anche il governo, di fronte ad un DEF che afferma il contrario di quanto avevano raccontato i politici di riferimento. Dovrà ammettere che le previsioni erano sbagliate, che la Legge di Bilancio era campata per aria, che le promesse erano soltanto elettorali, in senso letterale, cioè utili a guadagnare consenso e tempo in vista delle elezioni europee, tutt’altro che attinenti alla vita reale, alle persone.

Chiedere scusa è il contrario di quello che sembra: non è un modo per mostrarsi deboli e insicuri, semmai è un atto di forza e coraggio, soprattutto se le opinioni avevano creato un polverone mediatico. Eppure è fuori moda, ed è uno dei motivi per cui i problemi rimangono tali. Chiedere scusa è utile a mettere un punto e andare avanti. Ma siccome fare la morale agli altri è tempo perso, è meglio ricordare a noi stessi che dovremmo imparare a scusarci, quando necessario. Così almeno qualcuno inizierà a chiedere scusa.

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Claudio Savelli
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Claudio Savelli ha una laurea in architettura dimenticata nell’ultimo cassetto della scrivania. Voleva scrivere: qualcuno gli ha dato retta, così è diventato giornalista. Oggi è editorialista e firma di punta della sezione sport di Libero. Scrive anche per Rivista Undici ed Esquire. Ma non solo. È nato a Brescia, nel 1992.