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Record stranieri annegati: “Non sanno che in acqua bisogna nuotare”

Secondo l'esperto "bisognerebbe insegnare quelle abilità che consentono di garantirsi la sopravvivenza in acqua". 

stranieri annegati fiume
stranieri annegati fiume

La stagione estiva 2019 ha registrato un numero elevato di stranieri morti annegati (o stranieri che hanno rischiato la vita) nelle acque si fiumi o laghi nel territorio bergamasco. Le acque particolarmente fredde e le correnti a valle, gli specchi d’acqua di profondità ingannevole e i paesaggi pittoreschi attirano sempre più persone. Tuttavia non bisogna mai abbassare la guardia: il pericolo è dietro l’angolo. Purtroppo, sempre più frequentemente gli stranieri si tuffano e rischiano la vita nei fiumi proprio perché non sanno nuotare. Vediamo l’ultimo rapporto e gli ultimi dati sull’argomento.

Boom di stranieri annegati

L’ultimo episodio risale allo scorso 20 agosto: un ragazzo peruviano di 22 anni era annegato nel fiume Adda. Poco tempo prima, invece, due fratelli pachistani di 16 e 17 anni avevano perso la vita a Tavernola Bergamasca.

Non sono gli unici casi di stranieri morti annegati nelle acque dei fiumi e dei laghi bergamaschi. Altri episodi avvengono a causa di malori durante il bagno: è il caso del 41enne egiziano morto davanti agli occhi del figlio nel fiume Adda a Ferragosto. O ancora il 16enne brasiliano che si era tuffato nel lago di Iseo per recuperare un pallone: anche lui era non era più riemerso lo scorso 27 luglio.

Il parere dell’esperto

Roberto Zanotti, il direttore di Società Nazionale di Salvamento (sezione provinciale) ha chiarito la situazione a Bergamonews. “È facile pensare che non sappiano nuotare bene e non conoscano la conformazione del letto del fiume o del fondale del lago. Quindi non siano pienamente consapevoli dei rischi in cui possono incorrere e di quali siano le zone più pericolose”.

Poi, Zanotti ha proseguito: “Molti stranieri non hanno mai visto un fiume, un lago e il mare, o almeno non ci hanno mai messo piede perché nel loro Paese di provenienza non esistono, quindi non hanno idea di dover nuotare per non annegare. La presenza di acqua fredda e la superficie melmosa sono con-cause, ma il problema principale è non saper stare a galla e come muoversi senza rischiare la vita”.

“Oltre a queste motivazioni di natura geografica – conclude Zanotti – ci sono ragioni culturali ed economiche. Perché magari non sono abituati a vivere gli ambienti acquatici o non possono permettersi di frequentare corsi di nuoto. Abbiamo soccorso soprattutto persone originarie del Pakistan e dell’India, ma anche dell’America Latina, Perù, Bolivia e Colombia”.

Una possibile soluzione

Secondo l’esperto, per arginare il problema delle morti per annegamento, “bisognerebbe insegnare non tanto il nuoto in senso agonistico, ma quelle abilità che consentono di garantirsi la sopravvivenza in acqua. Collaborando con varie scuole abbiamo sviluppato progetti per dare ai bambini le nozioni principali, però i ragazzi più grandi e gli adulti rimangono scoperti se non si promuovono proposte ad-hoc”.


Classe 1998, cresciuta condividendo il sogno del padre. Veronese di origini, ma milanese acquisita. Studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società" con un grande sogno nel cassetto: costruire una carriera internazionale e un nome nel giornalismo politico. Amante dei viaggi e curiosa rispetto ai fatti di attualità, insegue con determinazione il suo obbiettivo.


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Laura Pellegrini

Classe 1998, cresciuta condividendo il sogno del padre. Veronese di origini, ma milanese acquisita. Studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società" con un grande sogno nel cassetto: costruire una carriera internazionale e un nome nel giornalismo politico. Amante dei viaggi e curiosa rispetto ai fatti di attualità, insegue con determinazione il suo obbiettivo.

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