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Dramma in un centro commerciale a Pompei: bimbo di 5 anni perde dito

Perde un dito a 5 anni incastrando la mano in un cestino della spazzatura, la tragedia in un centro commerciale a Pompei.

ospedale bimbo pompei

Dramma in un centro commerciale a Pompei, Campania, dove un bimbo di 5 anni avrebbe perso un dito tranciandoselo in un cestino dei rifiuti. Un episodio assurdo che però non è sfuggito al controllo dei carabinieri, che stanno ora provvedendo a scandagliare le immagini di sicurezza delle telecamere per ricostruire l’accaduto.

Tragedia nel centro commerciale

A Pompei, in Campania, un tragico quanto assurdo incidente ha coinvolto un bimbo di 5 anni: all’interno del centro commerciale “La Cartiera”, infatti, il piccolo si sarebbe tranciato un dito nel cestino dei rifiuti, mutilandosi per sempre. L’episodio, riportato dal quotidiano “Il Mattino”, è avvenuto sotto gli occhi dei genitori: secondo una prima ricostruzione da parte dei carabinieri della Stazione di Pompei, il cestino porta rifiuti sarebbe risultato a norma. Al vaglio le immagini riprese dalle telecamere presenti nella zona, sotto sequestro invece il cestino da parte degli inquirenti che non si spiegano come il piccolo abbia potuto ferirsi a tal modo.

Secondo una prima, quanto scioccante ipotesi, all’interno di esso sarebbe stato inserito un oggetto tagliente cui intento era proprio quello di voler ferire qualcuno. Ma a farne le spese il bambino di 5 anni, subito sottoposto a un intervento chirurgico da parte dei medici rivelatosi però inutile.

Indagini aperte

La Procura di Torre Annunziata ha fatto sapere di aver aperto un’inchiesta contro ignoti per tentare di ricostruire quanto accaduto e scovare eventuali responsabili. Sentiti i genitori del piccolo, che hanno ripercorso l’accaduto raccontando di come il figlio fosse direttosi a gettare una carta del gelato quando si sarebbe verificato l’incidente. Fallimentare la corsa all’ospedale Santobono da parte dei sanitari del 118, dove i medici hanno tentato in tutti i modi di riattaccare il dito al bambino, ma dove il delicatissimo intervento non è andato a buon fine.


Lavinia Nocelli, classe '94, marchigianamente di Senigallia. Arrivata per la prima volta a Milano nel 2013, ho studiato all'Accademia di Belle Arti di Brera. La mia tesi mi ha portato in Albania, dove ho realizzato un docufilm sulle nuove mete d'emigrazione Italiana, documentando la situazione a Tirana, la capitale. Nel mentre un docufilm in veste di aiuto registra con Francesca La Mantia, "La memoria che resta". Poi il fotoreportage nella "jungle" di Calais, Francia, il campo profughi da cui oltre 10000 rifugiati cercavano di passare i confini per arrivare nel Regno Unito. E i due anni a Parigi, all'Ecole Supérieur de Journalisme, dove ho seguito da vicino le manifestazioni dei Gilet Gialli. Fotogiornalista per Waamoz, scrivo tra Roma e Milano, dove collaboro con Notizie.it. Leggo per passione, scrivo per dovere: scambiate le frasi e aggiungete negativi in bianco e nero. E tanti chilometri in mezzo, percorsi e immaginati.


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Lavinia Nocelli

Lavinia Nocelli, classe '94, marchigianamente di Senigallia. Arrivata per la prima volta a Milano nel 2013, ho studiato all'Accademia di Belle Arti di Brera. La mia tesi mi ha portato in Albania, dove ho realizzato un docufilm sulle nuove mete d'emigrazione Italiana, documentando la situazione a Tirana, la capitale. Nel mentre un docufilm in veste di aiuto registra con Francesca La Mantia, "La memoria che resta". Poi il fotoreportage nella "jungle" di Calais, Francia, il campo profughi da cui oltre 10000 rifugiati cercavano di passare i confini per arrivare nel Regno Unito. E i due anni a Parigi, all'Ecole Supérieur de Journalisme, dove ho seguito da vicino le manifestazioni dei Gilet Gialli. Fotogiornalista per Waamoz, scrivo tra Roma e Milano, dove collaboro con Notizie.it. Leggo per passione, scrivo per dovere: scambiate le frasi e aggiungete negativi in bianco e nero. E tanti chilometri in mezzo, percorsi e immaginati.

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