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Coronavirus, corriere morto a 58 anni: usava i guanti e la mascherina

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Nonostante avesse adottato tutte le misure preventive, Nicola Ominiciuolo, un corriere, è morto a causa del coronavirus: aveva 58 anni.

coronavirus corriere
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Fratello di Candido Omiciuolo, ex sindacalista dalla Fiom mancato due anni fa, Nicola è morto a causa del coronavirus all’età di 58 anni: era un corriere espresso della Ups. Purtroppo, nonostante avesse adottato tutte le misure di contenimento e di prevenzione, era costretto a proseguire nelle sue consegne.

Ogni giorno, infatti, passava da azienda ad azienda e di casa in casa per svolgere i suoi compiti. Indossava i guanti e la mascherina ed era terrorizzato dalla possibilità di contrarre l’infezione. Nicola è morto venerdì 10 aprile dopo tre settimane di lotta contro la malattia.

Coronavirus, morto un corriere espresso

Nicola temeva di contrarre il coronavirus: lui, un corriere espresso di 58 anni, passava le due giornate girando tra aziende e case nonostante l’emergenza. Purtroppo, venerdì 10 aprile, è deceduto a causa del virus. La moglie, con straziante dolore, ha voluto ricordare che il marito “non trascurava nulla”: guanti, mascherine, disinfettanti. “Stava molto attento – ha raccontato Ivana, la moglie -. È successo tutto così in fretta che non abbiamo neanche avuto il tempo di riflettere assieme, di chiederci dove potesse esser stato contagiato”.

“Del resto, con il suo lavoro, Nicola entrava in contatto con molte persone – ha proseguito la donna -. Erano ventidue anni che faceva il corriere, prima per Sda, adesso per Ups”. Si pensa poco al lavoro dei corrieri, ma anche loro sono tra le categorie maggiormente esposte al rischio di fronte a questa pandemia. Gli ordine online erano nettamente aumentati e non ci si poteva fermare.

“Non avrei mai immaginato che avrei perso Nicola in questo modo. A breve avrebbe compiuto 59 anni, non gli mancava molto alla pensione”.

Nicola era terrorizzato dal coronavirus e perciò aveva deciso di mettersi in ferie. Nemmeno il tempo di riposarsi che erano subito apparsi i primi sintomi: “Gli è salita la febbre a quaranta, ma senza problemi respiratori – ha raccontato la moglie -.

Ma neanche con la tachipirina andava giù. Volevo portarlo in ospedale, ma la sua dottoressa, durante le videochiamate, ci ha sempre detto che il protocollo prevedeva di andare avanti così, con le cure a casa, non essendoci altri sintomi”. Dopo il ricovero in ospedale, sono bastati pochissimi giorni: poi il tragico epilogo.

Nata a Verona, classe 1998, studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società". Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per L'Arena.


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Silvana Iglio

Non riesco a comprendere per quale ottusità in Italia si continua a non prendere subito seriamente la malattia con antivirali o altro medicinale anche sperimentale, ma si attende che il malato crolli e vada in crisi respiratorie per intervenire. Ciò comporta la necessaria ospedalizzazione con tutte le conseguenze di infezioni e sovraffollamento, mentre si potrebbe cercare di smorzare o attenuare la malattia a casa.


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Laura Pellegrini

Nata a Verona, classe 1998, studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società". Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per L'Arena.

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