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Coronavirus, gli indicatori per l’andamento del contagio nella fase 2

Gli indicatori del contagio per la fase 2, il piano di convivenza con il coronavirus.

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Lunedì 4 maggio, come noto, partirà la fase 2 della lotta al coronavirus, quella in cui 4,5 milioni di italiani torneranno al proprio lavoro e in cui dovremo imparare a convivere con la malattia. Il rischio che i contagi tornino a salire è molto alto, ma è un compromesso che l’Italia deve accettare per non rischiare di peggiorare ancor di più la difficile situazione economica.

Le autorità monitoreranno in maniera assidua e costante l’eventuale crescita dei numeri dell’epidemia, per evitare che la situazione arrivi ad un nuovo punto di non ritorno, con il sistema sanitario nuovamente al collasso.

Gli indicatori del contagio per la fase 2

Nella bozza di circolare del ministero della Salute, presentata ieri alle Regioni e che oggi potrebbe diventare un atto ufficiale, si legge che gli elementi necessari in questa fase 2 saranno la capacità di monitorare la situazione, di fare tamponi, indagini epidemiologiche e la tenuta dei servizi sanitari.

Inoltre, qualora dovessero esplodere nuovi focolai, si provvederà a dei lockdown limitare alle nuove aree coinvolte. Nel piano si prevede uno schema in tre punti all’interno del quale ci sono 20 indicatori da tenere sotto assoluto controllo.

Fase 2, la convivenza con il coronavirus

Il primo punto riguarda gli indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio: in pratica si valuterà la capacità di tenere sotto controllo almeno il 60% dei casi di contagio accertati, cioè sia persone positive che non vanno in ospedale che quelle costrette al ricovero. Ogni settimana, inoltre, si invierà ad almeno il 50% delle Rsa delle checklist, per monitorare la situazione e decidere le mosse da compiere. Il secondo punto riguarda invece gli indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti. É prevista la valutazione della percentuale di tamponi positivi effettuati e della velocità nello svolgere i test. Ciò servirà, nello scenario peggiore, a far scattare l’allerta nel caso di aumento di pressione sugli ospedali ospedale. Tra i sintomi e il tampone non dovranno passare più di 3 giorni. Altrettanto importante è la capacità di garantire per il “contact-tracing”, l’isolamento e la quarantena. Il terzo e ultimo punto riguarda gli indicatori di risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari. Gli esperti valuteranno l’andamento del contagio monitorando la situazione nelle ultime due settimane. L’indice di riproduzione deve restare sotto l’1. Allo stesso tempo saranno tenuti sotto controllo anche gli accessi al pronto soccorso e la situazione delle terapie intensive, i pazienti colpiti da coronavirus devono occupare meno del 30% dei posti disponibili, e dei reparti di area medica, meno del 40% dei posti.

L’aumento dei contagi

Questo il quadro di sicurezza controllato entro il quale la fase 2 dovrà svolgersi, in quanto è dato quasi per certo che con la ripresa delle attività il coronavirus tornerà a circolare. Gli esperti credono e sperano di riuscire in parte a contenere il numero dei nuovi positivi con le misure di sicurezza e distanziamento sociale, ma anche monitorando l’evoluzione sul territorio dei contagiati.

Nato a Latina nel 1991, è laureato in Economia e Marketing. Dopo un Master al Sole24Ore ha collaborato con TGcom24, IlGiornaleOff e Radio Rock.


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Riccardo Castrichini

Nato a Latina nel 1991, è laureato in Economia e Marketing. Dopo un Master al Sole24Ore ha collaborato con TGcom24, IlGiornaleOff e Radio Rock.

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