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Bimbo ucciso a Cardito, il patrigno: “Ho spento il cervello”

La confessione di Badre, patrigno del bimbo ucciso a Cardito: "Mi si è spento il cervello, ho avuto raptus".

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Tony Badre, il patrigno del bimbo ucciso a Cardito nel gennaio 2019 nella giornata di martedì 21 luglio ha confessato agli inquirenti di aver avuto un raptus di 5 minuti che lo avrebbe portato a compiere il delitto del piccolo Giuseppe Dorice.

Da tempo Badre picchiava i figli, compresa la sorellina di Giuseppe, ritrovata completamente sfigurata nel tragico giorno dell’omicidio.

Bimbo ucciso a Cardito: la confessione del patrigno

La mattina del 21 luglio 2020 nell’aula 114 del Palazzo di Giustizia di Napoli si è svolto il processo per l’omicidio di Giuseppe Dorice, il bimbo di 7 anni ucciso il 27 gennaio 2019 a Cardito, dal patrigno Tony Essobti Badre. L’uomo quella notte uccise il piccolo, lasciandolo esanime in una maschera di sangue.

Successivamente picchià anche la sorellina di 7 anni, salvata dai medici del Santobono.

Raptus fatale

Incalzato dagli inquirenti, Badre ha confessato di aver perso la testa, solo perché il bimbo aveva rotto il letto: “Mi sono messo nel letto per rilassarmi un po’ – ha spiegato davanti al pm– verso le 8 e qualcosa sentii che saltavano sul letto… mi è venuto un raptus di follia, mi si è spento il cervello, e li picchiai.

Ma non ho mai voluto ammazzarli. Fu un raptus di 5 minuti, mi è venuto in cameretta dopo aver visto la struttura del letto rotta. È come se in quel momento mi si fosse spento il cervello“.

Badre è accusato dell’omicidio del piccolo e del tentato omicidio della sorellina di 8 anni. Sotto accusa anche Valentina Casa, 30 anni, la madre dei bambini che secondo gli inquirenti avrebbe assecondato i maltrattamenti del compagno, senza mai intervenire.

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