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Omicidio Colleferro, i fratelli Bianchi si difendono: “Non abbiamo toccato Willy”

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I fratelli Bianchi si difendono davanti al gip dalle accuse per l'omicidio Colleferro: "Non lo abbiamo toccato, siamo intervenuti per dividere".

omicidio colleferro, la difesa dei fratelli bianchi
omicidio colleferro, la difesa dei fratelli bianchi

Non abbiamo toccato Willy. Siamo intervenuti solo per dividere, abbiamo visto un parapiglia”. Si sono difesi così davanti al gip Marco e Gabriele Bianchi, i due fratelli accusati dell’omicidio di Colleferro.

Omicidio Colleferro, la difesa dei fratelli Bianchi

I due giovani di Artena sono stati ascoltati dal giudice per le indagini preliminari nel carcere romano di Rebibbia, dove si trovano dal momento dell’arresto. L’accusa di cui devono rispondere, e che hanno respinto durante l’interrogatorio, è di omicidio preterintenzionale. Secondo quanto emerso dalle testimonianze raccolte fino a questo momento dagli inquirenti, il “parapiglia” a cui i fratelli Bianchi fanno riferimento sarebbe una rissa scatenata da Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, anch’essi agli arresti con la medesima accusa.

I Bianchi sarebbero intervenuti in un secondo momento ed è allora che, secondo l’accusa, avrebbero massacrato Willy Monteiro Duerte.

Le parole del fratello Alessandro

A prendere le difese di Marco e Gabriele è stato anche Alessandro, loro fratello maggiore, che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha attribuito proprio alla conoscenza dell’MMA la “capacità di controllarsi. Il calcio non gliel’hanno dato loro, perché sono addestrati. La verità verrà fuori grazie ai racconti dei testimoni e alle immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza, si tratta solo di attendere qualche giorno”.

Dopo la rissa, Marco e Gabriele si sarebbero recati proprio dal fratello maggiore, che da qualche mese gestisce un ristorante ad Artena. Lì hanno confessato di aver “fatto un casino“.

Ora Alessandro ammette di temere per la propria incolumità e per quella della moglie e della figlia di sei anni: “Tengo chiuso il ristorante, ma temo di aver ripercussioni anche sulla mia attività. Ho ricevuto minacce di morte, rivolte a me e ai membri della mia famiglia”.

Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.


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8 Settembre 2020 16:59

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Lisa Pendezza

Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.

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