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Morte Maradona, medici del Cotugno col numero 10 sulle tute

"Diego è riuscito a far superare anche il momento difficile dovuto al Covid - ha detto De Falco - Maradona è nel nostro Dna"

omaggio medici per maradona

La morte di Diego Armando Maradona ha gettato nello sconforto l’intera città di Napoli. I medici e infermieri dell’unità operativa complessa IX divisione dell’ospedale Cotugno di Napoli hanno il numero 10 stampato sulla schiena. Proprio il numero che aveva il compianto campione argentino.

Morte Maradona, medici del Cotugno col numero 10 sulle tute

Vincenzo De Falco, coordinatore infermieristico del reparto, ha spiegato l’iniziativa: “Da oggi tutti noi siamo Diego – dice emozionato – come sempre in prima linea in quest’emergenza sanitaria da Coronavirus. Abbiamo scelto di rendergli omaggio così, scrivendo il numero 10 sulle tute che indossiamo”.

E ancora: “Diego è riuscito a far superare anche il momento difficile dovuto al Covid – aggiunge De Falco – Maradona è nel nostro Dna, ci ha emozionato, è riuscito a ridare una speranza, una motivazione e tante gioie a tutti noi napoletani.

Oggi come allora questo si ripete, anche dopo la sua morte e noi continueremo ad essere in trincea per gli ammalati, come sempre, ma con una speranza e un sorriso in più, quelli che il Pibe ci ha regalato e continuerà a regalarci in eterno”.

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Il saluto di Di Maio

Anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, napoletano e tifoso del Napoli, ha voluto ricordare il suo idolo d’infanzia, Diego Armando Maradona, scomparso il 25 novembre all’età di 60 anni.

“Resterà per sempre oggetto di un culto della personalità – scrive Di Maio – Segno di un uomo che non ha mai cercato onori agli sforzi compiuti. Diego Armando Maradona non è stato solo il più forte calciatore di sempre.

Maradona è stato il calcio. Qualcuno ha scritto che Dio ha chiamato la sua mano”. “Alla notizia della sua morte – prosegue – sono ripiombato nella mia infanzia. Un labirinto di corpi e voci che ci cullavano, noi tutti. I ricordi non possono essere nitidi. Dopo i festeggiamenti per il secondo scudetto del Napoli avevo quattro anni. Ma quell’atmosfera che Diego si trascinava dietro non ci ha mai abbandonato. Resta impregnata nei nostri corpi, nei sorrisi, nei dolori.

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