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Roma, stop alle cremazioni: cimiteri al collasso

Il cimitero Flaminio Prima Porta di Roma ha comunicato ai cittadini della capitale lo ‘stop alle cremazioni’ come conseguenza del collasso dei cimiteri.

Stop cremazioni
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I cimiteri di Roma sono ormai saturi e prossimi al collasso nonché impossibilitati ad accogliere nuove richieste, soprattutto in relazione alla pratica della cremazione. È il caso, ad esempio, del cimitero romano Flaminio Prima Porta che, con un recente avviso, ha informato i cittadini della capitale che non avrebbe più accolto salme da destinare al forno per la cremazione.

Roma, stop alle cremazioni: cimiteri al collasso

«Come da comunicazione della direzione del 22/12/2020, è stato superato il numero limite di 200 salme per cremazione. In conseguenza, dal 29 dicembre non verranno più accettati gli arrivi di salme con tale richiesta».

Queste le parole riportate in un avviso esposto in prossimità dell’ingresso del cimitero Flaminio Prima Porta di Roma che, già da tempo, ha dichiarato le proprie difficoltà nel portare a termine tutte le richieste di cremazione pervenute.

La sofferenza manifestata dal forno crematorio del cimitero Flaminio Prima Porta è dovuta all’aumento esponenziale delle morti registrata a Roma, incrementante dall’emergenza sanitaria causata dal coronavirus. Tale incremento appare evidente confrontando i dati registrati nel 2020 e quelli registrati nel 2019: nella capitale, infatti, tra i mesi di ottobre e di dicembre 2020, sono stati annotati circa 10mila decessi a fronte dei 6.500 stimati nello stesso arco di tempo, nel 2019.

Nel periodo compreso tra il 1° novembre e il 20 dicembre 2020, inoltre, sono state cremate 2.654 salme. Nonostante un simile numero di cremazioni, tuttavia, sono molti i resti ancora in attesa di essere sottoposti alla procedura.

Le testimonianze della direzione e della Cgil

La direzione del cimitero Flaminio Prima Porta era già intervenuta sulla questione delle cremazioni prima dell’affissione dell’avviso, nella giornata di martedì 22 dicembre. In quella circostanza, era stato comunicato che, per velocizzare le attese relative alle cremazioni, il cimitero avrebbe accettato di effettuare fino a 200 cremazioni a settimana. Per tutte le richieste ricevute e valutate in esubero rispetto alla soglia massima fissata a partire dal 22 dicembre, pertanto, si sarebbe proceduto adottando un metodo di sepoltura diverso, previa indicazione dei familiari, oppure trasferendo le salme presso impianti di cremazioni situati al di fuori di Roma. La direzione, poi, ha tenuto a precisare che le spoglie «per le quali la richiesta di cremazione non venga presentata entro cinque giorni dall’entrata nel cimitero Flaminio saranno inumate d’ufficio».

Le condizioni in cui versa il cimitero erano state denunciate anche dalla segretaria Cgil Roma e Lazio Natale Di Cola, lunedì 21 dicembre. La segretaria Di Cola non solo aveva rimarcato la presenza di oltre 2.000 salme ancora in attesa di essere cremate ma aveva anche provveduto a ribadire le molteplici segnalazioni della Cgil rispetto ai cimiteri «che con la seconda ondata della pandemia a Roma stanno esplodendo».

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