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Unità d’Italia: l’anno, gli eventi e il riassunto della storia

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L'Italia, da tanti piccoli stati, diventava ufficialmente un unico Paese: l'anno e il riassunto della storia che ha portato all'unificazione.

Unità d'Italia: riassunto della storia
Unità d'Italia: anno e riassunto della storia

La storia dell’Italia è lunga e travagliata. Per molti secoli la nostra penisola era formata da tanti piccoli stati con governi e lingue differenti. La nascita di un unico Regno d’Italia è da ricondursi all’epoca del Risorgimento, precisamente al 17 marzo 1861.

Unità d’Italia: il riassunto della storia

Dopo la caduta dell’Impero Romano nel 476 d.c., Italia non è più stata un unico regno per moltissimo tempo. Era divisa tra tanti stati indipendenti tra loro come il Regno Lombardo-Veneto, il Regno di Sardegna, lo Stato della Chiesa, il Regno delle Due Sicilie, i ducati di Modena, di Massa e Carrara, il Granducato di Toscana, ecc. Nel corso dell’Ottocento alcuni intellettuali sentirono però la necessità di rendere l’Italia un paese unito e indipendente.

Dall’azione di questi patrioti illuminati nacquero società segrete, come la Carboneria, e soprattutto il movimento che portò alla liberazione del Paese e alla sua unificazione: il Risorgimento. Questo periodo ha tradizionalmente come inizio il 1815, con il Congresso di Vienna, e come fine il 1871 con l’annessione di Roma e la sua proclamazione a capitale del neonato Regno.

Le guerre di indipendenza

Episodi cardine del Risorgimento e della conseguente Unità d’Italia furono le tre Guerre di indipendenza.

La prima si combatté tra il 1848 e il 1849 e vide scontrarsi una coalizione di Stati italiani con l’Impero Asburgico. Quest’ultimo aveva sotto il suo controllo il territorio del Lombardo-Veneto e nel 1848 le principali città di questo Stato, Venezia, Padova e Milano, diedero vita a moti di ribellione contro gli austriaci. Dopo la ritirata di questi da Venezia e la proclamazione della Repubblica di San Marco, il re del Regno di Sardegna Carlo Alberto di Savoia, a capo di una coalizione di stati italiani, dichiarò ufficialmente guerra all’Austria.

Nelle prime fasi la situazione volse a favore delle truppe guidate da Carlo Alberto finché il Papa non si ritirò dal conflitto. A questo punto la maggior parte degli stati italiani ritirò anch’essa il proprio appoggio all’impresa e la guerra si concluse con la sconfitta di Novara il 23 marzo 1849. Le città ancora ribelli caddero di nuovo sotto la dominazione asburgica, tra cui Venezia.

Camillo Benso conte di Cavour dal 1852 era primo ministro del Regno di Sardegna.

Con la sua visione politica innovativa, aveva ben presente che senza un appoggio europeo gli stati italiani non avrebbero mai potuto sconfiggere gli austriaci. Grazie alla sua idea di partecipare a fianco di Francia, Gran Bretagna e Impero Ottomano alla Guerra di Crimea, rafforzò i legami diplomatici con l’estero, soprattutto con la Francia. Cavour e Napoleone III infatti strinsero nel 1858 un accordo segreto, i cosiddetti Accordi di Plombières, secondo cui se l’Austria avesse attaccato il Regno di Sardegna, la Francia sarebbe intervenuta in suo soccorso e il Lombardo-Veneto sarebbe passato sotto il controllo sabaudo. Quando poco dopo l’impero asburgico attaccò il Regno di sardegna, Napoleone III intervenne sconfiggendo il nemico in alcune battaglie sanguinose come quelle di Magenta e di Solferino, salvo poi ritirarsi per le numerose perdite. Questa Seconda guerra di indipendenza portò all’annessione di alcuni territori lombardi ed emiliani al Regno di Cavour, e in cambio di questi, la Savoia e Nizza passarono sotto il governo francese.

La spedizione dei Mille

Nel frattempo il Regno delle due Sicilie si trovava sotto la monarchia assoluta dei Borbone. Nel 1860 Giuseppe Garibaldi, patriota e condottiero di origine nizzarda, salpò con i Mille da Quarto, nei pressi di Genova, con lo scopo di liberare il Sud dalla dittatura borbonica. Dopo lo sbarco a Marsala, in Sicilia, Garibaldi dichiarò di assumere il comando in nome di Vittorio Emanuele II, e poco a poco, risalì con le sue truppe la Penisola fino a Teano, in cui si incontrò con il re sabaudo. Il Regno di Sardegna nel frattempo aveva battuto l’esercito pontificio nella Battaglia di Castelfidardo e sancì l’annessione delle Marche e dell’Umbria al Regno sabaudo.

L’Italia era ormai riunificata. Il 17 marzo 1861, il parlamento nazionale riunito a Torino, capitale del regno di Sardegna, proclamò la nascita del Regno D’Italia e Vittorio Emanuele II fu il primo re. Rispetto a come è ora però, al Regno d’Italia mancavano ancora dei territori. Con la Terza Guerra di Indipendenza del 1866 la neonata Italia combatté a fianco della Prussia nel comune intento di sconfiggere l’Austria. Grazie alla vittoria della Prussia sul fronte settentrionale e all’intervento diplomatico della Francia, l’Austria cedette il Veneto e parte del Friuli, che, con un plebiscito, furono annessi al Regno d’Italia.

Roma, Trento e Trieste

Roma e lo Stato Pontificio appartenevano però formalmente ancora al Papa, così come buona parte del centro Italia. Papa Pio IX si rifiutava di trattare. Fu allora che Vittorio Emanuele II avanzò con le sue truppe e il 20 settembre 1870, un reparto di bersaglieri aprì la breccia di Porta Pia ed entrò in Roma. Al Papa restarono i palazzi del Vaticano ma, per ribadire la sua opposizione al Regno d’Italia, invitò tutti i cattolici a non partecipare alla vita politica del nuovo Regno (non expedit). Nel 1871 la capitale d’Italia fu trasferita a Roma.

All’appello mancavano ancora Trento e Trieste che entrarono a far parte dell’Italia nel 1918. Per questo motivo la Prima Guerra Mondiale potrebbe essere definita anche Quarta Guerra di Indipendenza. Grazie alla partecipazione dell’Italia a fianco della Triplice Intesa e in nome dei patti segreti di Londra stipulati dall’Italia con gli alleati, alla fine della Grande Guerra, con la conquista di queste ultime due città, si concluse l’unificazione dell’Italia.

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