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Dare del “bimbominkia” sui social è diffamazione aggravata: la sentenza della Cassazione

Dare del "bimbominkia" a qualcuno online, sia attraverso i videogiochi sia sui social network, è un reato: lo stabile la Corte di Cassazione.

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Il web è un amplificatore di offese, insulti e malelingue: così la Corte di Cassazione ha stabilito che dare del “bimbominkia” sui social è un reato.

Dare del “bimbominkia” sui social è diffamazione aggravata

Oggi più che mai è bene prestare la dovuta attenzione alle parole che si usano, soprattutto nel mare magnum del web, dove ogni minimo azzardo viene allargato in maniera esponenziale, spesso diffondendosi oltre ogni limite immaginabile.

Con una sentenza, la Corte di Cassazione spiega che il termine “bimbominkia” indica una persona con un quoziente intellettivo limitato. Conseguentemente, usare questa espressione sui social indirizzandola a qualche altro utente costituisce diffamazione aggravata.

La sentenza vede protagonista l’animalista Enrico Rizzi, a cui è stata rivolta l’offesa. La Cassazione, inoltre, aveva già stabilito che l’offesa su internet equivale alla diffamazione a mezzo stampa, riconoscendo “potenzialità, idoneità e capacità del mezzo utilizzato per la consumazione del reato a coinvolgere e raggiungere una pluralità di persone, con ciò cagionando un maggiore e più diffuso danno alla persona offesa”.

La Treccani, invece, definisce l’espressione “bimbominkia” come ungiovane utente dei siti di relazione sociale che si caratterizza, spesso in un quadro di precaria competenza linguistica e scarso spessore culturale, per un uso marcato di elementi tipici della scrittura enfatica, espressiva e ludica.

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