Nel suo primo racconto dettagliato dell’arresto avvenuto nel 2023, Evan Gershkovich descrive una trama orchestrata dal FSB che ha trasformato una normale indagine giornalistica in una trappola letale. L’autore, allora reporter per una testata internazionale, stava indagando sulla produzione militare russa e aveva fissato due incontri con il capo sindacale di una fabbrica di Yekaterinburg, polo chiave dell’industria della difesa.
Il secondo appuntamento, svoltosi in una steakhouse locale, è stato il punto di svolta: il contatto ha consegnato a Gershkovich fogli con tabelle mano-scritte, indicanti cifre relative alla costruzione di carri armati. Il giornalista, ignaro del pericolo imminente, ha iniziato a trascrivere i dati quando ha avvertito dei passi ritmati avvicinarsi al tavolo.
L’operazione di infiltrazione dell’FSB a Yekaterinburg
Secondo il racconto, i passi appartenevano a una squadra di agenti mascherati, pronti a intervenire al primo segnale. Gershkovich ricorda di aver provato un improvviso senso di colpa, temendo di aver tradito la fonte, ma la paura rapida lo ha spinto a nascondere i documenti tra la panchina e la parete.
Il gesto è stato intercettato in tempo reale dagli operatori del servizio di sicurezza.
Il ruolo del sindacalista e i documenti consegnati
Il sindacalista, che doveva fungere da informatore, ha “spinto” i fogli nelle mani del giornalista nonostante le precauzioni concordate con la redazione: nessun materiale doveva essere ricevuto di persona. Questo atto, secondo Gershkovich, è stato il fulcro della sceneggiatura ideata dal FSB per convincere le autorità di un’attività di spionaggio. L’inganno ha avuto effetti immediati: non appena i fogli sono stati nascosti, gli agenti hanno afferrato Gershkovich, gli hanno estratto il collo dal sedile e hanno gridato: “You are under arrest by the Federal Security Service of the Russian Federation”.
L’arresto, la condanna e il successivo scambio di prigionieri
All’età di 31 anni, Evan Gershkovich è diventato il primo giornalista statunitense ad essere imputato per spionaggio in Russia dalla Guerra Fredda. Dopo una breve fase di detenzione, è stato condannato a 16 anni di carcere. La sua condizione ha rappresentato un caso emblematico, poiché fino ad allora i corrispondenti stranieri venivano usualmente espulsi, ma raramente incarcerati. La sentenza è stata seguita da un periodo di intensi negoziati diplomatici, culminati nell’estate del 2024 con uno scambio di prigionieri tra le due grandi potenze, nel quale Gershkovich è stato rilasciato in cambio di cittadini russi detenuti all’estero.
Le implicazioni politiche: la versione di Putin e il contesto della censura
Nel, Vladimir Putin ha dichiarato in un’intervista a Tucker Carlson di aver colto “con le mani in pasta” il giornalista mentre raccoglieva informazioni riservate. La posizione ufficiale è stata smentita con veemenza dal giornalista, dalla sua testata e dal governo degli Stati Uniti, tutti convinti di una accusa infondata. Dopo la pubblicazione del libro, Gershkovich ha appreso che il FSB aveva previsto un “piano B”: qualora l’operazione di Yekaterinburg fosse fallita, avrebbero tentato un arresto durante una successiva indagine in Siberia. Questo dimostra la volontà dell’autorità russa di costruire un caso protocollare contro un giornalista straniero.
Parallelamente, le autorità hanno intensificato le pressioni sui media indipendenti: un noto quotidiano online è stato etichettato “indesiderabile”, accrescendo il clima di repressione nei confronti di chi osa raccontare una narrazione diversa da quella ufficiale.
