I negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran si sono aperti dopo la firma di un memorandum d’intesa che ha permesso di avviare un confronto sul Lago di Lucerna, in Svizzera. L’obiettivo ufficiale è mettere le basi per la cessazione delle ostilità e verificare misure su alcuni dossier sensibili, tra cui la situazione in Libano e la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz.
Tuttavia il primo round è stato caratterizzato da tensioni e da una sospensione temporanea dei lavori decisa dalla delegazione iraniana per consultazioni interne.
La delegazione iraniana era guidata dal presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchimentre la controparte statunitense era capeggiata dal vicepresidente JD Vance. Le interlocuzioni sono state mediate anche da Paesi terzi e hanno avuto momenti di stallo dovuti a posizioni divergenti e a interventi esterni che hanno complicato il clima dei colloqui.
Le reazioni alle dichiarazioni di Donald Trump e l’interruzione dei lavori
Durante le prime fasi dei colloqui, il presidente Donald trump ha rilanciato una serie di messaggi pubblici che hanno contribuito ad aumentare la tensione: tra le affermazioni più incisive c’è l’avvertimento sul controllo dello Stretto di Hormuzriassunto nell’espressione «Se gli iraniani chiudono lo Stretto di Hormuz, non avranno più un paese».
Queste parole hanno provocato una reazione immediata a Teheran e, secondo comunicazioni ufficiali iraniane, la delegazione ha sospeso temporaneamente la partecipazione ai negoziati per consultazioni interne.
Contestualmente, da parte statunitense il vicepresidente JD Vance ha parlato di “grandi progressi” e di un incontro che potrebbe aprire una nuova fase di relazioni, mentre la strategia mediatica ha visto interventi sia su canali televisivi che su piattaforme social. Il divario tra il tono di chi guida la delegazione e le esternazioni del presidente ha contribuito a creare uno scenario in cui il tavolo diplomatico è rimasto aperto ma fragile.
Momenti e cifre rilevanti emerse nel primo round
Nel corso delle prime sessioni sono emersi elementi concreti: si parla di una bozza quasi completa per un’esenzione provvisoria alle vendite di petrolio iraniano rispetto ad alcune sanzioni statunitensi, e nelle discussioni sono entrati anche aspetti legati al programma nucleare, anche se Teheran ha cercato di delimitare l’agenda. Le parti hanno concordato di proseguire con livelli tecnici dei negoziati dopo la fase politica iniziale; il secondo incontro è previsto per il 22 giugno in Svizzera.
Contesto regionale: Libano, Nabatieh, costi del conflitto e pressioni internazionali
Il conflitto in Libano e i raid nella regione di Nabatieh hanno pesato sull’apertura dei colloqui. L’Iran ha collegato la propria disponibilità a negoziare a condizioni che comprendano la cessazione della guerra in Libano, sottolineando che senza questo elemento non saranno possibili accordi più ampi. Sul fronte militare e finanziario sono circolate stime che quantificano l’impatto del conflitto: ad esempio si è riportato che il costo sostenuto dal Dipartimento della Difesa statunitense raggiunge ordini di grandezza di decine di miliardi, una cifra che mette in rilievo il peso economico delle operazioni belliche.
Nel frattempo attori regionali e internazionali hanno sollecitato progressi rapidi e misure per tutelare il transito marittimo: il direttore della compagnia petrolifera iraniana ha dichiarato che milioni di barili di petrolio sono transitati attraverso la cosiddetta “linea del blocco virtuale” dello Stretto di Hormuz nelle settimane precedenti, mentre mediatori terzi hanno annunciato misure temporanee per garantire che non vengano imposti dazi di passaggio per un periodo limitato.
Posizioni di Israel e dichiarazioni politiche
Da Israele sono arrivate posizioni nette in relazione alla minaccia di un programma nucleare iraniano: i leader israeliani hanno ribadito l’impegno a impedire che l’Iran ottenga un’arma nucleare e hanno chiarito che le azioni militari e la presenza nel Sud del Libano continueranno finché ritenute necessarie per la sicurezza nazionale. Questo elemento è stato uno dei nodi discussi indirettamente nelle sessioni, essendo parte del quadro regionale che i negoziati cercano di stabilizzare.
Tornando alla diplomazia in Svizzera, gli interlocutori hanno stabilito di proseguire i contatti tecnici oltre il primo round politico: rimangono quindi in campo sfide sostanziali, ma anche opportunità per ottenere intese parziali su questioni economiche e di sicurezza che possano contribuire a ridurre l’escalation. Le prossime 24 ore risultano critiche per consolidare i progressi annunciati e definire i punti tecnici da portare avanti.
