Stati Uniti e Iran hanno avviato negoziati diretti al resort di Bürgenstocksul Lago di Lucerna, e la delegazione iraniana ha sospeso temporaneamente i lavori per consultazioni interne in vista del secondo incontro previsto il 22 giugno. Il tavolo, guidato dal vicepresidente JD Vance per Washington e da Mohammad Bagher Ghalibaf con il ministro degli Esteri Abbas Araghchi per Teheran, mira a definire misure per la cessazione delle ostilità e per la sicurezza nello Stretto di Hormuz.
Il confronto è cruciale perché intreccia i dossier su Libanonavigazione marittima e sanzioni energetichein un contesto segnato da pressioni pubbliche e minacce incrociate. Sul tavolo c’è una bozza per un’esenzione provvisoria alle vendite di petrolio iraniano e una cornice tecnica per proseguire oltre la fase politica, con un equilibrio reso fragile dalle dichiarazioni di vertice e dalle accuse reciproche.
Ultimo aggiornamento: 22 giugno 2026.
Sospensione temporanea e minacce incrociate: il primo round in salita
La prima tornata si è aperta dopo un memorandum d’intesa che ha sbloccato il contatto diretto. Nelle ore successive, messaggi pubblici del presidente Donald Trump hanno alzato la temperatura: “Se gli iraniani chiudono lo Stretto di Hormuz, non avranno più un paese”, ha affermato, aggiungendo che gli Stati Uniti potrebbero colpire “molto duramente” se gli accordi non fossero rispettati.
La reazione iraniana è stata immediata: la delegazione ha annunciato una sospensione temporanea “per consultazioni interne”, mantenendo il canale aperto ma in modalità tecnica.
Ghalibaf ha avvertito Washington di “fare attenzione alle parole” e ha sostenuto che l’Iran sia pronto a rispondere a ogni minaccia. In parallelo, Vance ha parlato di “grandi progressi” e di una finestra per “una nuova fase” nei rapporti. La coesistenza tra un messaggio di dialogo e gli avvertimenti più duri ha creato un quadro negoziale aperto ma volatilecon mediatori di Pakistan e Qatar impegnati a tenere il tavolo in carreggiata.
Dossier tecnici sul tavolo: petrolio, nucleare e Hormuz
Secondo fonti negoziali, una bozza quasi completa ha delineato un’esenzione provvisoria a porzioni delle sanzioni USA sulle vendite di petrolio iranianocon l’obiettivo di creare un incentivo immediato alla de-escalation. Il tema nucleare è entrato nel perimetro delle discussioni, pur con la spinta di Teheran a delimitare l’agenda. Le parti hanno concordato di proseguire su livelli tecnici dopo la fase politica, con squadre dedicate ai profili energetici, di sicurezza marittima e alle misure di verifica sul terreno.
Nel quadro marittimo, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie ha dichiarato “chiuso” lo Stretto di Hormuzadditando violazioni del cessate il fuoco in area regionale. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha smentito, attestando il transito in giornata di 55 navi mercantili e oltre 17 milioni di barili di greggio. Nei giorni precedenti, la compagnia petrolifera iraniana aveva rivendicato il passaggio di milioni di barili attraverso una “linea del blocco virtuale” e mediatori terzi avevano varato misure temporanee per evitare dazi di passaggio per un periodo limitato.
Teatro regionale: Libano, Nabatieh e la pressione militare
Il conflitto in Libano grava sul tavolo svizzero. Il giorno successivo all’entrata in vigore del cessate il fuocoIsraele ha colpito una serie di obiettivi, con almeno 20 vittime secondo fonti locali, tra cui un edificio residenziale a Barish e la filiale della banca centrale a Nabatieh. Hezbollah ha denunciato violazioni ripetute del cessate il fuoco e ha dichiarato che non consentirà libertà di movimento alle forze israeliane nel sud del Paese.
Dal lato israeliano, i vertici hanno ribadito l’impegno a impedire all’Iran di ottenere un’arma nucleare e a mantenere la presenza militare nel Sud del Libano finché ritenuto necessario alla sicurezza nazionale. Un’indagine dell’Università Ebraica ha indicato che una larga maggioranza dell’opinione pubblica israeliana ritiene non raggiunti gli obiettivi di guerra, con percezioni di vantaggio iraniano nella campagna congiunta. Questi dati alimentano la pressione interna e si riflettono sul margine di manovra al tavolo di Lucerna.
Equilibri politici, media e costi del conflitto
Le esternazioni di Trump hanno inciso sul clima. Oltre alle minacce relative a Hezbollahl’ex presidente ha attaccato un grande quotidiano statunitense accusandolo di “tradimento” per la copertura sul dossier Iran, annunciando l’intenzione di includere presunti resoconti falsi in una causa civile. Le parole, rilanciate sui social e in interventi televisivi, hanno sovrapposto la dimensione mediatica al terreno diplomatico, accentuando il divario di toni rispetto alla linea operativa espressa dal vicepresidente Vance al tavolo.
Nel frattempo, stime circolate negli ambienti difesa e finanza pubblica hanno quantificato in decine di miliardi il costo delle operazioni legate all’area di crisi per il Dipartimento della Difesa statunitense, a sottolineare il peso economico della prosecuzione delle attività militari. Sul versante iraniano, il legame tra misure di alleggerimento sanzioni e riduzione della pressione regionale è stato posto come condizione per avanzare verso intese più ampie, con l’esplicita richiesta di consolidare la tregua in Libano.
Chi siede al tavolo e la scansione dei lavori
La delegazione statunitense è guidata da JD Vanceaffiancato dall’imprenditore Steve Witkoff e dal consigliere Jared Kushner. Per l’Iran, oltre al presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e al ministro degli Esteri Abbas Araghchipartecipano funzionari di alto livello con mandato su sicurezza e energia. I colloqui sono ospitati al Bürgenstock con facilitazione di Pakistan e Qataroltre a contatti paralleli con mediatori europei per la componente tecnico-giuridica.
Dopo la sospensione temporanea, le parti hanno concordato di passare a sessioni tecniche in attesa della nuova riunione del 22 giugnomantenendo canali di comunicazione per circoscrivere incidenti sul terreno e monitorare il traffico sullo Stretto di Hormuz. Il calendario a breve prevede la messa a punto dei parametri dell’esenzione petroliomeccanismi di verifica sul cessate il fuoco in Libano e linee guida per l’eventuale scambio di misure economiche e di sicurezza, in un quadro che resta esposto a pressioni esterne e a possibili stop-and-go.
