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Nonprofit Day 2021, Valerio Melandri: “Ai fundraiser spieghiamo che non è possibile essere Dr. Jekyll e Mr. Hyde”

Intervista al professor Valerio Melandri, direttore del Master in Fundraising di Forlì, fondatore del Festival del Fundraising e moderatore del Nonprofit Day 2021.

nonprofit day 2021 intervista al professor valerio melandri

Si preannuncia un grande successo per il Nonprofit Day 2021, l’evento online (a partire dalle ore 14 del 2 marzo) che ha come obiettivo cambiare per sempre il modo di pensare il nonprofit e aiutare tutto il settore a rimettersi in marcia nella difficile epoca del Covid-19.

Questa è un’iniziativa di quattro ore per cambiare la testa alla gente” spiega a Notizie.it il professor Valerio Melandri, direttore del Master in Fundraising di Forlì e fondatore del Festival del Fundraising, nonché moderatore dell’evento. “Il Nonprofit Day è una sorta di aperitivo, di antipasto a qualcosa di più ampio e più sviluppato come il Festival del Fundraising che si svolgerà ai primi di giugno. Vi aspettiamo“.

nonprofit day dan pallotta

Nonprofit Day 2021, intervista a Valerio Melandri

Che impatto ha avuto questo primo anno di pandemia sul mondo del nonprofit?

Come per tutte le realtà aziendali, il coronavirus ha dato una forte spinta alla digitalizzazione e ha aiutato tutte le attività che si appoggiano a Internet, mettendo invece in difficoltà le relazioni umane. Sono calate le raccolte fondi via mailing cartaceo e sono aumentate quelle tramite mailing elettroniche, per esempio.

Quali sono gli elementi indispensabili per una campagna di fundraising di successo?

Di sicuro oggi il fattore di maggior successo è conoscere bene il proprio donatore. Ieri era importante che tu (donatore, ndr) conoscessi me (fundraiser, ndr), oggi è importante che io conosca te per scegliere le parole giuste. In secondo luogo, non sottovalutare l’importanza di avere un database, un elenco ben strutturato e segmentato. Poi, è fondamentale differenziare la propria offerta rispetto a quella dei propri competitor e dire qualcosa di nuovo.

Infine, il mio consiglio è quello di raccontare i propri valori, non tanto i propri prodotti; non le buone cause ma i valori che muovono queste cause. Per esempio, perché dovrei comprare un’auto elettrica, che costa di più e quindi non mi fa risparmiare? Perché sto esprimendo dei valori. Non mi interessa l’auto in sé, ma quello che l’auto dice di me e di quello in cui credo.

nonprofit day stefano zamagni

Quali sono gli ostacoli ancora da superare per incentivare la diffusione del nonprofit in Italia?

Il vero tema oggi è quello della governance, dei consigli di amministrazione non abbastanza evoluti e senza una mentalità imprenditoriale. Un problema che l’Italia riscontra anche nelle aziende profit e nella classe politica. La classe dirigente è vecchia (non tanto come età ma come mentalità) ed è maschio (c’è un enorme problema di riconoscimento delle sensibilità e dei bisogni femminili, che sono diversi da quelli degli uomini e non vengono sufficientemente valorizzati). La cosa incredibile è che l’imprenditore che nella sua azienda privata assume le risorse migliori, fa gli investimenti più rischiosi, si lancia su nuovi mercati rischiando di fare un buco nell’acqua, quando poi fa il volontario nel Cda di una nonprofit improvvisamente diventa un povero conservatore, riflessivo, che spende e rischia il meno possibile. Una sorta di Dr. Jekyll e Mr. Hyde, e a soffrirne è tutto il mondo nonprofit.

All’estero la situazione è diversa?

Il mondo anglosassone è un filo più avanti, ma non molto. Sul tema della governance che non investe, che vede il costo come una spesa e non come un investimento, tutto il mondo è Paese.

Per chi è pensato il Nonprofit Day?

È pensato per gli operatori del mondo nonprofit, per chi fa fundraising senza essere fundraiser e soprattutto per i consiglieri di amministrazione. A tutti loro vogliamo spiegare che non è possibile essere Dr. Jekyll e Mr. Hyde.

nonprofit day 2021 ospiti

Il cuore dell’evento sarà la “sfida” tra due diversi modi di intendere il nonprofit, quello di Dan Pallotta da un lato e quello di Stefano Zamagni dall’altro. Una piccola anticipazione sulle divergenze tra le loro posizioni?

Dan Pallotta è conosciuto anche agli esperti del settore perché il suo è il Ted sul tema del nonprofit più visto in assoluto, da oltre 8 milioni di persone. Pallotta dice che è ora di dare al nonprofit le stesse regole che usiamo per il mondo profit. Nel mondo profit si può rischiare, sbagliare e fallire, si pagano stipendi più alti quando si hanno persone più competenti; si usa la pubblicità come modo per vendere di più; i costi generali – la sede, il teleofno, gli stoipendo – aiutano a far funzionare meglio la struttura. Se solo il mondo nonprofit usasse gli stessi criteri che usa il mondo profit, allora potrebbe crescere ed espandersi. Quella di Pallotta è un’impostazione business oriented.

Stefano Zamagni riconosce che ciò che dice Pallotta è in parte vero (dobbiamo uscire dallo statalismo e dal conservatorismo) ma senza mai dimenticare che tra il mondo nonprofit e quello profit esistono differenze intrinseche che non si possono ignorare.

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