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Enel, arrestati 5 funzionari per tangenti
Cronaca

Enel, arrestati 5 funzionari per tangenti

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Cinque funzionari Enel sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza per corruzione. Avrebbero intascato tangenti per lavori alla centrale elettrica di Brindisi.

Cinque persone sono finite in manette per presunte tangenti relative all’assegnazione di appalti per lavori alla centrale termoelettrica dell’Enel “Federico II” di Brindisi. Gli arrestati sono dipendenti e funzionari della società elettrica. Le ordinanze di custodia cautelare, una in carcere e quattro ai domiciliari, sono state eseguite dai militari della Guardia di Finanza di Brindisi. L’accusa nei confronti dei cinque è di corruzione. Secondo gli inquirenti, avrebbero intascato denaro e ricevuto altri benefici in cambio dell’assegnazione di alcuni lavori che hanno interessato l’impianto.

La corruzione si conferma male endemico in Italia

Gli arresti di oggi dimostrano una volta di più quanto la corruzione sia uno dei problemi più diffusi nel nostro Paese. Da Nord a Sud, quando ci sono in ballo appalti spuntano sempre indagini su presunte mazzette pagate per pilotare le gare. In questo caso, a coordinare l’inchiesta dalla quale sono scaturiti i provvedimenti eseguiti dalle Fiamme Gialle sono i pm Milto Stefano De Nozza e Francesco Carluccio.

La centrale Enel di Brindisi già in passato al centro delle cronache

Si torna, dunque, a parlare di un impianto che non ha mai mancato di attirare l’attenzione.

In primis perché la centrale termoelettrica Enel di Brindisi, che sorge in località Cerano, è la seconda più grande in Italia, dopo quella di Civitavecchia, e una tra le più grandi in Europa. A tenere banco in passato sono state soprattutto le polemiche relative alle emissioni provocate dall’impianto, che funziona a carbone. La centrale, infatti, è anche una delle più inquinanti non solo nel nostro Paese, ma nell’intero Vecchio continente. Oltre alle proteste dei cittadini della zona in cui sorge, la centrale Enel di Brindisi ha scatenato anche quelle veementi di Greenpeace. Negli anni scorsi c’è stato perfino un processo per la dispersione di polveri di carbone, il danno ambientale e le conseguenze per la salute pubblica. Il procedimento si è concluso con la condanna di due dirigenti Enel.

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