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Attacco chimico in Siria, la Sana: "Almeno 44 feriti"

Siria

Siria, l'agenzia Sana riferisce di almeno 44 persone ricoverate ad Aleppo con intossicazioni che potrebbero essere conseguenza di un attacco chimico

Bambini asfissiati, altri che lottano per respirare, intere famiglie disperate e decine di vittime.

Sono queste le istantanee più drammaticamente ricorrenti successive agli attacchi chimici che tappezzano la Siria, mietendo vittime e radendo al suolo interi quartieri. Nella serata di sabato 24 novembre 2018, l’agenzia siriana Sana afferma che nel quartiere di Al-Khalidiya almeno 44 persone sono state ricoverate ad Aleppo riportando intossicazioni che potrebbero essere conseguenza di un attacco chimico. I feriti, secondo quanto riportato in alcune fonti mediche, presentano sintomi di soffocamento.

L’agenzia governativa riferisce che si tratta dell’azione di “terroristi”, che è saldamente in mano alle forze governative. Sarebbero quindi gli insorti dai sobborghi della città i colpevoli di un gesto tanto crudele e inspiegabile. L’agenzia parla di “gas tossici” e non spiega il tipo di sostanza, ma parla di un lancio di “razzi” con sostanze chimiche.

Il dramma degli attacchi chimici

Secondo la Rete siriana per i diritti umani, dopo il famoso attacco di Khan Sheikhoun (quello cui Donald Trump rispose con un curioso lancio di tomahawk), il governo avrebbe usato armi chimiche altre 11 volte.

Secondo altre reti di attivisti, generalmente appartenenti ai ribelli, dall’inizio della guerra in Siria l’esercito ha usato armi chimiche almeno 214 volte. Di queste 214, 33 attacchi sono avvenuti prima della risoluzione 2118 dell’Onu del 2013 e 181 dopo la risoluzione. In quel caso, la risoluzione impose la distruzione programmata dell’arsenale chimico siriano.

Siria

Secondo il Meccanismo Investigativo Congiunto, le forze siriane avrebbero usato armi chimiche almeno tre volte. Poi la Russia ha posto il veto sulle sue attività. Erano troppe le pregiudiziali nei confronti di Bashar al Assad per avere un quadro assolutamente apolitico di una tragedia che ormai è indubbiamente macchiata dalla partigianeria. L’idea è che ci si trovi di fronte a un dilemma enorme. Da una parte c’è un governo che aveva un arsenale chimico vietato e che, almeno in linea teorica e formale, ha approvato la sua distruzione.

Dall’altra parte, invece, ci sono i gruppi ribelli, quelli dello Stato islamico e quelli legati ad Al Qaeda, che hanno avuto il controllo di molte caserme nei primi anni della guerra. Accade spesso che l’esercito siriano e quello russo rivengano, dopo la riconquista delle roccaforti, laboratori di armi chimiche e tunnel con munizioni vietate.