Dazi, è guerra tra Trump e il Messico: rischio aumenti fino al 25%
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Dazi, è guerra tra Trump e il Messico: rischio aumenti fino al 25%

Il presidente annuncia un aumento dei dazi fino al 5% a partire dal 10%, con il rischio d'arrivare al 25% se l'immigrazione non verrà fermata.

Aumento dei dazi del 5% su tutti i beni importati dal Messico a partire dal prossimo 10 giugno. E’ quanto annunciato da Donald Trump, presidente degli Stati Uniti. I dazi saliranno gradualmente fino a quando non sarà fermata l’immigrazione clandestina. “A quel punto le tariffe saranno rimosse”, ha poi dichiarato il presidente via Twitter. A partire dal primo d’ottobre le tariffe saliranno gradualmente al 25% “a meno che – o fino a quando – il Messico non fermerà in modo significativo i flussi illegali di stranieri attraverso il suo territorio”, ha poi chiarito Trump attraverso un comunicato ufficiale diffuso dalla Casa Bianca.

Grazie a l’International emergency economic power act – una legge risalente al 1977, il presidente ha potuto appellarsi all’emergenza nazionale per regolare direttamente il commercio degli Stati Uniti. Emergenza nazionale, secondo Trump, quella della frontiera con il Messico che gli permesso, inoltre, di bypassare il Congresso disponendo così i fondi necessari alla costruzione del Muro tra Messico e Usa.

La notizia sui nuovi dazi ha già fatto tremare i mercati, preoccupati per le tensioni commerciali tra Usa e Cina; con il Dow Jones che crolla precipitosamente in Borsa e Tokyo che apre in calo.
L’immigrazione clandestina ha un costo e i contribuenti americani stanno pagando per quello che sta succedendo alla frontiera, che sta già avendo un impatto negativo sull’economia”, ha puntualizzato il capo del gabinetto ad interim di Trump, Mick Mulvaney.

Le reazioni del Messico

I difficili rapporti tra Cina e Washington, hanno fatto diventare il Messico primo partner commerciale degli Usa: entrambi i presidenti, Trump da una parte, Andres Manuel Lopez Obrador dall’altra, hanno avviato l’iter per la richiesta di ratifica del nuovo Nafta, l’Usmca, da parte dei rispettivi parlamenti.

Nell’esentare Messico e Canada sulla questione dazi rispetto all’alluminio e l’acciaio, il presidente ha segnato un’inversione di rotta nelle relazioni tra i due paesi.

Qualora i migranti dell’America Centrale decidessero di rimanere in Messico, il presidente Obrador ha accordato un permesso di lavoro a tutti i clandestini: dal momento della sua insinuazione alla presidenza pero’, i dati dell’Istituto nazionale per l’immigrazione parlano chiaro. 45.000 deportati clandestini – con un picco di 15.000 lo scorso aprile, contro i 6.000 dello scorso dicembre.

L’aumento dei dazi ha scatenato reazioni immediate in Messico: Jesús Sead, sottosegretario dell’America settentrionali, ha sostenuto che l’introduzione d’un dazio del 5% sui prodotti messicani importati sarebbe un disastro per l’economia dello Stato, dichiarando “Questa minaccia trasformata in azione concreta sarebbe gravissima e il Messico non resterà a guardare, proprio mentre è in corso la ratifica del T-Mec”, ovvero il Trattato fra Messico, Stati Uniti e Canada.

Seade, riporta la tv Milenio, ha parlato di “cattive notizie.

Il presidente Trump – ha osservato – manda molti tweet e molti di essi sono poi superati da altri tweet il giorno dopo. Solo alcuni sono seguiti dai fatti. E io preferisco reagire ai fatti. Se vi fosse davvero qualcosa del genere, allora noi dovremmo reagire in qualche modo: intendo una risposta forte”.

Il Messico è pronto ad una forte contromossa.

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Lavinia Nocelli
Lavinia Nocelli, classe '94, marchigianamente di Senigallia. Arrivata per la prima volta a Milano nel 2013, ho studiato all'Accademia di Belle Arti di Brera. La mia tesi mi ha portato in Albania, dove ho realizzato un docufilm sulle nuove mete d'emigrazione Italiana, documentando la situazione a Tirana, la capitale. Nel mentre un docufilm in veste di aiuto registra con Francesca La Mantia, "La memoria che resta". Poi il fotoreportage nella "jungle" di Calais, Francia, il campo profughi da cui oltre 10000 rifugiati cercavano di passare i confini per arrivare nel Regno Unito. E i due anni a Parigi, all'Ecole Supérieur de Journalisme, dove ho seguito da vicino le manifestazioni dei Gilet Gialli. Fotogiornalista per Waamoz, scrivo tra Roma e Milano, dove collaboro con Notizie.it. Leggo per passione, scrivo per dovere: scambiate le frasi e aggiungete negativi in bianco e nero. E tanti chilometri in mezzo, percorsi e immaginati.