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Il ministro spagnolo in Senato: “Vado a letto con chi mi pare”

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Testa a testa per un caso di letto tra il ministro Montero e la senatrice Pedrosa, nel parlamento spagnolo del vice premier Iglesias

il vicepremier iglesias ed il ministro montero

C’è una vicenda, in Spagna, che parla di intercettazioni telefoniche, documenti e foto intime rubate e tiene con il fiato sospeso tutta la popolazione. Su questa vicenda, che riguarda il vice capo del governo iberico Pablo Iglesias, leader di Podemos, se ne discute in Parlamento e la senatrice del Partito Popolare Adelaida Pedrosa si è rivolta alla ministra per le Pari Opportunità Irene Montero, Il video sta circolando su Internet e sui Social Network ma ve ne riportiamo la traduzione.

Il Ministro spagnolo: “Vado a letto con chi mi pare”

“Da donna a donna, signora Ministra – dice la senatrice Pedrosa – e se vuole puo anche guardarmi negli occhi. Non prova vergogna a dividere la sua vita con un maschilista? O continua a restare in silenzio? E’ una donna sottomessa ad un maschio Alfa?”

“Innanzitutto signora senatrice – replica la ministra Montero – vado a letto con chi mi pare e glielo dico chiaramente perche me lo posso permettere ma ci sono milioni di persone che a causa del loro orientamento sessuale o solo perché sono donne e per le vostre leggi ed i vostri atteggiamenti discriminatori hanno visto frustrati i loro progetti di vita.

Perché siete degli intolleranti, non sarete certo voi a poter dire alle donne e alle persone con chi andare a letto”

Il caso Dina e il vice premier Iglesias

L’inchiesta di cui si discute in parlamento riguarda il caso Dina, un affaire di cui nella stampa italiana si è letto pochissimo ma che è veramente interessante. Tutto parte dalla collaboratrice di Pablo Iglesias, Dina Bousselham che lavorava con lui nel 2015, quando era un eurodeputato.

Era lei ad avere uno smartphone la cui scheda conteneva documenti piuttosto particolari: sue foto intime, chat legate agli affari interni del Partito, informazioni confidenziali e quant’altro. Questa scheda entrò in possesso di alcuni direttori di giornali che, a intervalli regolari, creavano delle fughe di notizie provenienti da questa fonte e aventi come bersaglio sempre Pablo Iglesias. Due anni dopo, questa stessa scheda venne trovata nel computer di José Manuel Villarejo, un commissario di polizia vicino ad ambienti di estrema destra.

Quest’ultimo si trova in prigione, al momento, ed è in attesa di un processo definitivo. Nel corso del processo, il giudice istruttore ha accusato Pablo Iglesias di tre possibili reati: rivelazioni di segreti, danni informatici e falsa denuncia. Reati che, però, non possono in alcun modo essere contestati se non vengono denunciati su querela della vittima e che, in ogni caso, sembrano non essere attribuibili a Pablo Iglesias.

Dina Bousselham non ha mai avuto intenzione di denunciare Pablo Iglesias e non sussisterebbe nemmeno il reato di falsa denuncia nei confronti del giornale che aveva pubblicato le notizie che emergevano da quella scheda, perché erano stati proprio i quotidiani a dare spazio a queste informazioni.

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