Al termine di un intenso itinerario di cinque giorni nei tre principali poli dell’Indo-Pacifico, Friedrich Merz è tornato a Berlino con una sensazione di sorpresa: la risposta dei partner asiatici al progetto europeo per l’industria automobilistica è stata più accesa del previsto. Il cancelliere ha sottolineato, davanti ai giornalisti, che le osservazioni provenienti da Singapore, Giappone e Corea del Sud hanno evidenziato timori concreti di protezionismo da parte dell’Unione europea, percepito come una possibile chiusura verso i mercati extra-europei.
Le preoccupazioni espresse da Singapore, Giappone e Corea del Sud
Durante gli incontri a Seoul e a Tokyo, i rappresentanti dei tre paesi hanno manifestato apprensione per la proposta franco-tedesca volta a incentivare il marchio Made in Europe nell’industria automobilistica. Secondo le loro valutazioni, la misura rischia di creare barriere non tariffarie che penalizzerebbero le catene di fornitura globali, soprattutto per i componenti critici come i metalli rari.
Merz ha ammesso che tali osservazioni hanno scatenato un dibattito sulla possibilità che l’UE adottti una posizione più protezionistica, chiedendo una risposta tempestiva.
Rischio di pressione economica da parte di Cina e Stati Uniti
Nel suo discorso a Tokyo, Merz ha alluso in modo velato alle minacce di Cina di limitare l’accesso ai rare earth metals e alle potenziali misure tariffarie proposte dal presidente americano Donald Trump.
Ha suggerito che, se tali pressioni dovessero concretizzarsi, l’UE dovrebbe reagire in maniera coordinata con i suoi partner per difendere le regole del commercio basate su principi condivisi.
Proposta di un’alleanza politica globale per il commercio basato su regole
Il cancelliere ha lanciato l’idea di un nuovo “accordo politico globale per un commercio basato su regole”, destinato ai cosiddetti “middle powers”. L’iniziativa prevede la partecipazione dell’UE, delle principali economie asiatiche, nonché di Canada, Australia, Nuova Zelanda e del blocco sudamericano Mercosur. L’obiettivo dichiarato è quello di creare una rete di coordinamento capace di contrastare eventuali tentativi di violazione del sistema commerciale internazionale, mantenendo un mercato aperto e prevedibile per tutti.
Il ruolo del prossimo vertice UE a Dublino
Merz ha concluso la sua dichiarazione annunciando che le preoccupazioni sollevate dalla zona asiatica saranno discusse al prossimo incontro dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea, previsto a Dublino il 13 novembre. L’assemblea, di natura informale, dovrà valutare le richieste di apertura del mercato e definire le linee guida per evitare una nuova ondata di protezionismo che potrebbe compromettere le relazioni commerciali transatlantiche e transpacifiche.
Implicazioni per il futuro delle relazioni UE-Asia
Le critiche espresse da Singapore, Giappone e Corea del Sud ricordano quanto sia delicato l’equilibrio tra interessi nazionali e dinamiche globali. Se l’UE deciderà di perseguire una strategia più protegzionista, rischia di alienare partner strategici nell’Indo-Pacifico, indebolendo le alleanze commerciali e di difesa in vista di crescenti tensioni geopolitiche. Al contempo, una risposta coordinata e basata su regole condivise potrebbe rafforzare la leadership dell’UE nel plasmare norme internazionali, garantendo al contempo un accesso continuo a materiali critici e tecnologie avanzate.
