Una causa civile da 160 milioni di euro scuote il mondo della televisione italiana. Mediaset e Mfe hanno deciso di portare in tribunale Fabrizio Corona e le società a lui collegate, accusandolo di aver causato danni reputazionali e patrimoniali con il progetto “Falsissimo”. Il gruppo definisce l’iniziativa come “un insieme di menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento” e denuncia una “violenza verbale inaudita” nei confronti delle persone coinvolte.
Corona contro Mediaset: la denuncia per tentata estorsione e la decisione dell’azienda
Fabrizio Corona ha deciso di rivolgersi alla Procura di Milano denunciando Mediaset per “tentata estorsione o per qualunque altro reato che i magistrati vorranno ravvisare”. A rendere nota l’iniziativa è stato il suo avvocato, Ivano Chiesa, che ha spiegato come la decisione sia nata in seguito a presunte lettere inviate dal gruppo televisivo a diversi gestori di discoteche.
Secondo Chiesa, i messaggi avrebbero scoraggiato i locali dall’ospitare Corona, generando un effetto intimidatorio: “Hanno tentato di silenziare Fabrizio Corona sui social, adesso vogliono silenziarlo negli esercizi pubblici, domani cosa faranno, gli impediranno di parlare a casa sua?” L’avvocato ha inoltre sottolineato che i gestori non hanno alcun obbligo di impedire la presenza di Corona: “Un gestore di una discoteca non ha nessun dovere se non di garantire la sicurezza, ma non impedire che qualcuno dica quello che vuole perché non siamo in Corea”. Il legale sottolinea che la richiesta di “presidiare le condotte” dei clienti sarebbe giuridicamente inesigibile ma concretamente efficace nell’impedire a Corona di lavorare.
Fonti vicine a Mediaset, come riportato da Leggo, respingerebbero con decisione le accuse, definendo infondata la tesi dell’estorsione. Le comunicazioni inviate ai locali sarebbero state solo un richiamo generale alle responsabilità dei gestori, senza imporre veti o divieti, e la decisione di non invitare Corona sarebbe del tutto autonoma, legata al timore di possibili dichiarazioni diffamatorie. Sulla base di questa interpretazione, Mediaset starebbe valutando una controquerela per calunnia.
Sul piano giudiziario, il quadro resta già complesso: oltre alle indagini per diffamazione aggravata e revenge porn a carico di Corona, ci sono filoni che coinvolgono Alfonso Signorini e manager di piattaforme digitali come Google. Intanto, i profili social di Corona restano chiusi. Con la nuova denuncia e l’eventuale controquerela, lo scontro tra Corona e l’azienda sembra destinato a spostarsi di nuovo in tribunale.
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Mediaset e Mfe avviano causa civile da 160 milioni di euro contro Fabrizio Corona
Mediaset e Mfe – Mediaforeurope hanno avviato una causa civile del valore di 160 milioni di euro nei confronti di Fabrizio Corona e delle società a lui riconducibili, per presunti danni reputazionali e patrimoniali legati ai contenuti del progetto “Falsissimo“. In una nota, il gruppo definisce l’iniziativa come “un insieme di menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento” e denuncia una “violenza verbale inaudita” che colpisce persone, famiglie e realtà coinvolte.
Tra i soggetti che si dichiarano lesi e che hanno deciso di partecipare all’azione civile figurano Pier Silvio e Marina Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui, secondo quanto riportato da fonti Mediaset.
Il gruppo sottolinea che non si tratta di semplice gossip, ma di “un meccanismo organizzato e sistematico, nel quale la menzogna diventa uno strumento di lucro“, con Corona che “monetizza migliaia di euro ogni settimana” attraverso quella che definiscono una vera e propria campagna d’odio. Mediaset e Mfe si riservano inoltre di procedere anche contro chi “incentiva, amplifica o diffonde consapevolmente tali contenuti“.
Il gruppo precisa: “Mediaset e Mfe agiranno in ogni sede per contrastare questo meccanismo. Che può colpire chiunque, persone note e cittadini comuni. Con una differenza sostanziale: mentre un grande gruppo come il nostro può permettersi strumenti di tutela adeguati, moltissime persone non hanno le risorse economiche necessarie per difendersi”. Gli eventuali risarcimenti saranno destinati “alla creazione di un fondo per la copertura delle spese di assistenza legale delle vittime di stalking, dei reati rientranti nel cosiddetto Codice Rosso e di tutti i fenomeni di cyberbullismo“.