Mark Antony Samson ha confessato l’omicidio della sua ex fidanzata Ilaria Sula, uccisa nell’appartamento di via Homs nel quartiere Africano il 25 marzo 2025 e poi chiusa in una valigia abbandonata in un dirupo a Capranica Prenestina. Dietro la tragedia, gelosia, menzogne e controllo ossessivo hanno trasformato una relazione sentimentale in un femminicidio, sollevando interrogativi sulle dinamiche di possesso e violenza che possono nascere all’interno dei rapporti affettivi. Oggi, martedì 17 marzo, il giovane è tornato davanti ai giudici: ecco le sue dichiarazioni.
Femminicidio Ilaria Sula: la reazione dei genitori in aula
In aula erano presenti anche i genitori di Ilaria Sula, Flamur e Gezime, che hanno indossato magliette con il volto della figlia e hanno dichiarato: “Non vogliamo vendetta, ma ci aspettiamo che sia fatta giustizia per nostra figlia, e per noi giustizia significa ergastolo“. Hanno inoltre sottolineato alcune incongruenze nelle versioni fornite dall’imputato, come gli orari e i dettagli dei fatti, chiedendo chiarezza piuttosto che copertura di eventuali altri coinvolti.
Femminicidio Ilaria Sula, Mark Samson in aula: “Non so quante volte l’ho colpita”
Durante l’udienza presso la terza Corte d’Assise d’Appello, Mark Antony Samson, ventiquattrenne reo confesso dell’omicidio della sua ex fidanzata Ilaria Sula, ha ricostruito i momenti drammatici del 25 marzo 2025. La giovane, studentessa ternana, fu uccisa nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano di Roma, con tre coltellate al collo, per poi essere chiusa in una valigia e abbandonata in un dirupo a Capranica Prenestina. Samson ha ammesso: “Non so spiegare neanche io che cosa mi è preso, è come se mi fosse sceso un velo sugli occhi. Sentivo un misto di emozioni negative, non mi ricordo quante volte l’ho colpita sul volto, sicuramente più di due“. Ha inoltre confermato che Ilaria era “arrabbiata e delusa” dopo aver scoperto le sue menzogne riguardanti gli esami e i voti universitari.
Poi, il giovane ha giustificato alcune omissioni come tentativo di proteggere la madre: “Non ho detto sempre la verità perché quando mia mamma non era ancora indagata cercavo di tutelarla“.
I pubblici ministeri, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, contestano a Samson l’omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione, insieme ai reati di futili motivi, violenza nell’ambito di una relazione affettiva e occultamento di cadavere. L’accusa evidenzia la progressiva escalation di controllo e gelosia: il giovane aveva spiato i messaggi della ragazza sui social e la sua attività su siti d’incontri, giustificando così la violenza con il pensiero: “Se devi capire se ami qualcuno, non ti metti su un sito di incontri“.
La madre di Samson, Nors Manlapaz, ascoltata come testimone assistito, ha patteggiato due anni di reclusione per concorso in occultamento di cadavere, dopo aver aiutato il figlio a ripulire la scena del crimine.