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Rifugiati in difficoltà post-Covid, il Codacons li aiuta

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L'allarme dell'Unhcr: i rifugiati sono i più vulnerabili nel post-pandemia. Per questo il Codacons ha avviato il progetto Pandora

CARLO RIENZI CODACONS

Il 3 giugno scorso, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha pubblicato la nota informativa “COVID-19 e persone in transito” rilevando, in particolare, l’impatto che l’emergenza sanitaria ha avuto e continuerà ad avere sulle popolazioni più vulnerabili.

“Stiamo fronteggiando una crisi sanitaria globale che sta provocando sofferenza in tutto il mondo e stravolgendo le vite delle persone.

La pandemia da COVID-19 ha già portato al collasso i sistemi sanitari, le economie e le società di alcuni dei Paesi più benestanti al mondo. È necessario continuare a garantire supporto ai più vulnerabili, comprese le persone costrette alla fuga e le persone apolidi che ora, in una fase in cui la pandemia sta raggiungendo ogni angolo del pianeta, si trovano esposte a rischi ancora più elevati”, ha dichiarato l’Assistente Alto Commissario per la Protezione Gillian Triggs.

“La pandemia da coronavirus aggrava molte delle criticità di lunga data a cui devono far fronte i rifugiati, minacciandone non solo la salute e la sicurezza, ma anche la sopravvivenza”.

Anche l’UNCHR ha sottolineato che la diffusione del COVID-19 aggrava le attuali vulnerabilità delle persone in fuga e degli apolidi, esposte a rischi molto più elevati, dal momento che nessuno può accedere più a mezzi di sussistenza. E con l’imposizione di misure quali quarantena e confinamento, molte protezioni sociali sono in pericolo.

Per esempio, donne e bambine possono essere a rischio più elevato di esposizione a violenza di genere e sessuale, abusi e sfruttamento, e avere difficoltà ad accedere ai servizi di protezione e risposta. L’UNHCR ha quindi incrementato l’erogazione di servizi sanitari e sociali nell’ambito delle proprie operazioni per contrastare la diffusione del virus, con la partecipazione attiva e l’inclusione di sfollati, apolidi e comunità di accoglienza in tutti i piani di risposta.

In Italia – ha fatto sapere il Codacons – la situazione non è migliore. La crisi sanitaria ed economica che ha colpito il Paese, infatti, ha coinvolto e continuerà a coinvolgere maggiormente le fasce sociali più deboli, tra le quali, certamente, non possono non annoverarsi i rifugiati, gli sfollati e i richiedenti protezione internazionale. Per tale ragione, risulta imprescindibile garantire loro, ora più che mai, una adeguata accoglienza ed assistenza sotto tutti i punti di vista.

L’impatto che l’epidemia ha avuto e avrà sui soggetti più vulnerabili, potrebbe infatti essere devastante se non arginata nei dovuti tempi e nelle corrette modalità.

Grazie all’annuale ripartizione della quota fondi otto per mille Irpef a diretta gestione statale l’Associazione sta realizzando il progetto “Pandora” il cui intento è quello di attuare interventi concreti rivolti ai soggetti stranieri collocati in Italia (attualmente sono circa 78mila) in un’ottica di maggiore efficacia del sistema dell’accoglienza. L’Associazione dunque attraverso un team di professionisti tra i quali avvocati, psicologi, assistenti sociali, mediatori culturali fornisce supporto, attraverso le proprie strutture, dislocate in tutta Italia ed in particolare nelle sedi delle Regioni Lazio, Lombardia, Emilia Romagna e Puglia, a tutti i cittadini stranieri che necessitano di un aiuto concreto sulle problematiche di natura legale, amministrativa oltre che quelle più specificatamente psico -socio- antropologiche e di integrazione.

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