Il Giappone ha registrato un aumento record delle esportazioni a luglio, con un incremento del 23,2% su base annua. Questo risultato, il più alto da, è stato trainato principalmente dalle apparecchiature per semiconduttori il cui valore è balzato del 49,1% grazie al boom della domanda legata all’intelligenza artificiale.
Le spedizioni verso la Cina primo partner commerciale di Tokyo, sono cresciute del 25,8% mentre quelle verso gli Stati Uniti hanno registrato un aumento del 22%.
Tuttavia, le importazioni sono aumentate del 27,8% determinando un deficit commerciale di 634,5 miliardi di yen (3,44 miliardi di euro), leggermente inferiore alle previsioni.
Il ruolo cruciale dei semiconduttori e delle tensioni globali
Il settore dei semiconduttori ha giocato un ruolo chiave in questo aumento delle esportazioni. La domanda globale per queste apparecchiature è in forte crescita, soprattutto a causa dello sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Le tensioni in Medio Oriente in particolare nello Stretto di Hormuz hanno contribuito al rincaro del petrolio, con le importazioni di greggio in crescita dell’87,8%.
Secondo i dati dell’Agenzia internazionale dell’energia il Giappone copre oltre l’87% del proprio fabbisogno energetico con l’estero. Questo rende il paese particolarmente vulnerabile alle fluttuazioni dei prezzi del petrolio e alle tensioni geopolitiche.
La guerra delle monete in Asia e l’intervento congiunto di Washington e Tokyo
In tutta l’Asia si sta combattendo una guerra delle monete con svalutazioni competitive che coinvolgono Cina, Giappone, Corea del Sud e Taiwan. Questo fenomeno è stato innescato dalle svalutazioni competitive di potenze commerciali in diretta concorrenza con gli europei.
L’intervento congiunto di Washington e Tokyo per fermare la caduta dello yen è un segnale importante per tutta l’Asia. La Federal Reserve ha mantenuto il suo tasso di riferimento al 3,75% mentre il costo del denaro giapponese rimane inferiore di 2,75 punti percentuali.
L’indice S&P 500 ha segnato un nuovo record il 7 agosto salendo del 13% dall’inizio dell’anno. L’euforia per l’intelligenza artificiale continua ad attirare capitali verso gli Stati Uniti, alimentata anche dalla speranza che la Federal Reserve non debba irrigidire molto di più la politica monetaria.
Le implicazioni per l’economia globale
La svalutazione dello yen può innescare svalutazioni competitive nel resto dell’Asia. Se Tokyo guadagna competitività attraverso il cambio, Seul, Taipei e altri governi possono essere tentati di impedire che le proprie valute si apprezzino troppo. Il risultato potrebbe essere un’Asia ancora più competitiva sui mercati americani.
La Bank of Japan deve continuare ad alzare i tassi per ottenere risultati duraturi. Tuttavia, Tokyo si trova davanti a un dilemma: il governo deve difendere contemporaneamente la moneta e la sostenibilità delle proprie finanze pubbliche.
La domanda mondiale di semiconduttori è talmente forte che, almeno per ora, domina l’effetto dei cambi. La Corea del Sud è l’esempio più spettacolare: nonostante la svalutazione del won le esportazioni sudcoreane sono aumentate del 54% nel primo semestre.
Infine, la Cina è sottoposta a accuse di mantenere artificialmente basso il valore del renminbi/yuan. Il Fondo monetario internazionale calcola una sottovalutazione dello yuan attorno al 16%. Tuttavia, una rivalutazione graduale potrebbe servire alla strategia economica cinese, aumentando il potere d’acquisto delle famiglie e frenando la fuga dei capitali.
