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Giuliacci: “Una guerra nucleare farebbe più vittime con il clima che per le armi atomiche”

Il colonnello Mario Giuliacci

Il fosco scenario disegnato da Mario Giuliacci e il terribile caso limite: “Una guerra nucleare farebbe più vittime con il clima che per le armi atomiche”

Mario Giuliacci ne è certo e ne ha parlato a Fanpage in queste ore in cui con la guerra fra Russia ed Ucraina il tema sembra essere tornato drammaticamente attuale: “Una guerra nucleare farebbe più vittime con il clima che per le armi atomiche”.

L’esperto ha perciò spiegato come il meteo potrebbe creare un effetto indiretto letale con “l’inverno nucleare” se la situazione attuale dovesse, si spera solo in fantapolitica, degenerare. 

Le vittime del clima dopo una guerra nucleare: lo scenario

A parere di Giuliacci “un eventuale conflitto nucleare avrebbe effetti disastrosi su gran parte del Pianeta, e non solo in termini di vittime dirette di questi letali e spaventosi ordigni ma anche come brusche e intense modificazioni del clima del pianeta”.

E ancora: “Alcuni studiosi hanno simulato gli effetti sul clima per due diversi scenari: il primo prevedeva l’eventualità di una guerra nucleare totale utilizzando tutto il loro arsenale noto e meno noto, il secondo invece una guerra meno cruenta in cui venisse utilizzato solo un terzo di tale arsenale”. Di cosa si parla quando si allude al cosiddetto “inverno nucleare”? “Il fumo e il pulviscolo generati da una guerra nucleare infatti sarebbero in grado di provocare un brusco e deciso cambiamento climatico dalle conseguenze disastrose per l’umanità intera, al punto da causare un numero di vittime maggiore delle bombe stesse“. 

Dieci anni di “buio” e agricoltura in ginocchio

Ma c’è di più: “Secondo gli studiosi nell’eventualità di una guerra nucleare il problema sarebbe la densa coltre di fumo prodotta dalle esplosioni: uno spesso strato opaco che avvolgerebbe tutto il Pianeta riflettendo una bella fetta della radiazione solare e causando così un drastico crollo della produzione agricola capace di scatenare una carestia a livello globale senza precedenti nella storia”. Poi la chiosa di questo scenario cupo: “Molta della fuliggine prodotta infatti rimarrebbe sospesa nell’atmosfera per oltre un decennio, causando in brevissimo tempo un crollo delle temperature medie di circa 7 °C e una diminuzione della piovosità a livello planetario di circa la metà, con effetti devastanti sulla produzione agricola di tutto il Pianeta e di conseguenza anche una carestia senza pari nel passato”.