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Green pass, Salmaso: “Sistema dei tamponi da rivedere, ai vaccini non servono modifiche”

Stefania Salmaso ha fatto notare alcune falle nel sistema del green pass, soprattutto per quanto riguarda i tamponi effettuati 48 ore prima di partire.

Salmaso green pass

L’epidemiologa Stefania Salmaso si è espressa sul pass per gli spostamenti e sul futuro green pass europeo ritenendo che andrebbe definita meglio l’opzione di poter viaggiare liberamente con un tampone effettuato 48 ore prima. Questo il dubbio sollevato: “Poniamo che una persona arrivi in un’altra regione o all’estero, dopo qualche ora il loro pass non vale già più.

Lo rifanno ogni 48 ore? E dove? Con che affidabilità?“.

Green pass, parla la Salmaso

Intervistata da Avvenire, l’esperta ha anche spiegato che non si tratterebe di un nodo solo burocratico. Se si è negativi al momento del tampone si può non esserlo più già dopo poche ore. Altro scoglio sollevato dal garante della privacy è che le informazioni sullo stato di salute sono considerate sensibili e quindi sembra ci siano problemi a far emergere il motivo per cui si è ottenuto il pass, cioè se la persona è un guarito, un vaccinato o solo un tamponato.

Quanto ai guariti, la Salmaso ha chiarito che si intendono i circa 3 milioni di ammalati registrati nel sistema di sorveglianza come infezioni accertate e poi risultati negativi. Si suppone che per alcuni mesi siano protetti perché dovrebbero avere sviluppato una risposta immune all’infezione, anche se non è ancora chiaro quanto sia duratura. 

Green pass, Salmaso: “Importante memoria immunitaria”

A chi le fa notare che in molti chiedono di misurare il titolo anticorpale per vedere se si sia dotati di protezione, ha fatto notare che “non è detto che avere anticorpi circolanti sia l’unica garanzia di protezione“.

Se ci sono indicano la presenza di un’immunità, ma a suo dire sarebbe più importante sapere se il proprio sistema abbia mantenuto una memoria immunitaria. Se possiede cioè dei cloni cellulari che al primo stimolo sanno riprodurre gli anticorpi di cui si ha bisogno.

Green pass, Salmaso sulle varianti

L’epidemiologa si è anche espressa sulla possibilità di modificare i vaccini a mRNA per adattarli alle varianti. Fare ciò, ha spiegato, è relativamente facile ma prima bisogna innanzitutto essere sicuri che un siero non funzioni più contro il virus attualmente dominante (quello inglese), e soprattutto sapere a quale nuova variante adeguarlo.

Prendendo l’esempio dell’influenza normale, tutti gli anni nascono numerosissime nuove varianti e l’Oms chiede ai vari laboratori nel mondo di isolare un gran numero di virus facendo una stima di quelli più promettenti a imporsi nella futura stagione. Si disegna quindi un vaccino con dentro i quattro ceppi virali su cui si punta.

Con il Covid non si è ancora a questo punto. In primis perché il vaccino disegnato per il virus di Wuhan funziona ancora contro la variante inglese e in secondo luogo perché le altre varianti segnalate (brasiliana, sudafricana, indiana, ecc.) non hanno preso piede. Sarebbe dunque inutile aggiornare l’intera produzione se non si sa su cosa scommettere. 

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